L’improvviso, radicale, per certi versi sconvolgente, cambiamento (chi l’avrebbe detto che l’uomo forte Morchio sarebbe stato fatto fuori?) che si è verificato in Fiat dopo la morte di Umberto Agnelli, evidenzia una volta di più la figura di Luca Cordero di Montezemolo il quale da quando è comparso sulla scena nel 1973 si è prodotto in una scalata sicura e prepotente verso vette impensabili da raggiungere forse a Montezemolo stesso per quanto fosse determinato e sicuro dei suoi mezzi.
In questi 31 anni il suo percorso è costellato solo di successi manageriali ed è stato, quindi, una fortuna che Fiat si sia trovata in casa l’uomo che sembra in grado di ridare lustro alla gloriosa Casa automobilistica torinese ed ai suoi satelliti.
Per evidenziare la caratura, l’importanza, la valenza, e chi più ne ha più ne metta, di Luca Cordero di Montezemolo basti considerare che egli non solo è il protagonista del grande ritorno della Ferrari ai vertici della F.1, ma soprattutto è colui che ha fatto dimenticare le amarezze del lungo periodo di digiuno cominciato nel 1979 con l’ultimo titolo iridato di Jody Scheckter e ci sta ubriacando e inebriando da quattro anni col nettare della gloria che la Ferrari continua a versare da una cornucopia inesauribile e sempre munifica. Merito suo ma anche di gente che si chiama Michael Schumacher, Jean Todt, Ross Brawn e tanti altri ancora. Insomma, la squadra vincente che tutti ci invidiano.
Ora la Premiata Montezemolo & C agisce anche a Torino. Cambiano, ovviamente, alcuni nomi. Vogliamo dire che Jaki Elkann è lo Schumacher della situazione e che Marchionne è il Todt della provvidenza?

Nella foto: Luca Cordero di Montezemolo.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.