Fiat Auto ha smentito in modo categorico e tempestivo, come non le succedeva da tempo, la notizia pubblicata da “Finanza Mercati” che ha dato per dimissionario l’amministratore delegato Herbert Demel che tornerebbe là da dove è venuto (la Steyr Puch). Le smentite e i silenzi dell’azienda torinese, oggi come ieri, hanno sempre una doppia chiave di lettura.
Demel lascia veramente? Ed allora si è trattato di una fuga di notizie che meritava di essere arginata per non alterare ancora di più il già destabilizzato quadro del Lingotto a causa del fatto che il mercato non asseconda i piani di ripresa di ieri e di oggi.
Demel andrà via? Ed allora la smentita andava fatta per prendere tempo, per assicurare il passaggio di poteri nel modo meno traumatico e plateale, per garantire al nuovo arrivato una successione che rientri nei crismi del normale avvicendamento. Tutto starà a trovare i motivi ufficiali, credibili, delle dimissioni di Demel e della sua conseguente successione.
Perché Demel dovrebbe lasciare il vertice Fiat? Perché il mercato di ottobre ha smentito tutte le convinzioni di ripresa. Soprattutto a causa di quel -40,30% dell’Alfa Romeo ma anche a causa del -11,35% della Fiat? Un’emorragia frenata in parte da Lancia che, guarda caso, in ottobre, ha chiuso con +2,45% ma con una lettura dei dati sempre preoccupante perché delle 7.950 Lancia vendute ben 5.435 sono Ypsilon e le rimanenti 2.515 Lybra, Thesis e Phedra le quali è come ammettere che sono dei “cadaveri” ambulanti.
E l’Alfa Romeo perché sarebbe “caduta così in basso”? A causa dell’arrivo del restyling della 147 che avrebbe frenato le vendite della precedente serie? Si ritengono, quindi, non colpevoli 156 e 166, le altre due gamme del marchio sportivo di Fiat Auto?
Non vediamo altre cause nella eventuale, ed allo stato attuale presunta, decisione del manager austriaco. Al quale da parte nostra contestiamo la dichiarazione che il decremento di produzione ha penalizzato l’azienda torinese ricordandogli soltanto che la cassa integrazione è una sua decisione e non di altri. Il che significa che gli stop agli stabilimenti sono stati dati perché i prodotti Fiat, Alfa e Lancia avrebbero rischiato stock non gestibili e quindi si è preferito non produrre piuttosto che produrre in eccesso perché i mercati, non solo quello italiano ma soprattutto gli europei, continuano ad essere restii nell’acquistare prodotti made in Torino.
La crisi della Fiat viene da lontano. Ha prodromi antichi e non sarà facilmente né gestibile né superabile. Fiat Auto ha fallito alcuni prodotti, ha ignorato quelle che vengono chiamate “nicchie” ed ha lasciato alle concorrenti europee, a quelle americane, giapponesi e sudcoreane fette di mercato in Italia e in Europa, diventate importanti ed oggi non più recuperabili.
Demel sarebbe ritenuto la causa dell’attuale fase della crisi? A meno che al manager austriaco non fossero state accreditate qualità taumaturgiche ci meraviglierebbe questo carico di responsabilità. Consideriamo Fiat Auto come la Ferrari. L’accoppiata vincente pilota-monoposto è il teorema sul quale si può costruire una vittoria, un ciclo di vittorie, un ciclo di anni da primato. Come accade a Michael Schumacher, che nell’accoppiata con la Ferrari vale ben molto di più di Rubens Barrichello. Come dire: una grande Ferrari senza un
altrettanto grande pilota non avrebbe potuto vincere cinque titoli piloti di seguito e altrettanti costruttori.
Demel è il pilota di Fiat Auto, ma Fiat Auto non è la Ferrari. Mancano le macchine vincenti. Forse oggi ce n’è qualcuna, ma non basta. La Ferrari è una, a Torino ci sono le gamme, tre gamme, da gestire e da rendere vincenti. Demel, fino a prova contraria, è un buon pilota ma non ha la macchina, pardòn le macchine, per vincere.
Martin Leach al posto di Demel? Smentito anche questo passaggio. Ma Fiat Auto smentì a suo tempo che l’ex manager Ford sarebbe arrivato in Maserati, come ha taciuto sulla defenestrazione di Daniele Bandiera dall’Alfa Romeo e sull’arrivo dell’ex Rolls-Royce (Gruppo Bmw) Heins Kalbfell.
Automotonews è stato il primo quotidiano in assoluto a dare la notizia, poi ripresa da altri. Ma da parte di Fiat in quella occasione né smentite né conferme. L’arrivo di Heins Kalbfell è stato gestito in tutta segretezza, da noi violata quindi nessuna segretezza, proprio mentre Daniele Bandiera parlava ai giornalisti a Napoli in occasione della presentazione del restyling della 147. Un Daniele Bandiera palesemente depresso, forse presago della sua ineluttabile… fine.
Demel, Leach, Kalbfell sono stati scelti perché ritenuti vincenti? Ciascuno di loro nelle aziende di provenienza lo è stato. Ma cambiato l’habitat cosa succederà? O cosa è già successo? D’altronde Montezemolo non è vincente in Ferrari da quando è ritornato a Maranello? Ma lì Montezemolo è un grande pilota con una grande macchina. A Torino è un grande pilota senza macchina vincente. Non c’è la necessaria accoppiata. E’ il teorema della relatività.
Certo sarebbe deprimente, scoraggiante e oltre modo pericoloso se veramente Herbert Demel dovesse lasciare Fiat Auto. A meno che il nostro non risulti alla fine in… fuga per la vittoria! La sua. Per salvare la faccia! (ore 9:10)

Nella foto: Herbert Demel.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.