Felipe Massa Domenica a Interlagos ha vissuto la più terribile giornata della sua vita di pilota di F.1. Il suo meritato trionfo nel Gran Premio del Brasile è stato offuscato dal fallimento iridato. Era prevedibile seppure non scontato ma egli non l’ha accettato, anche a risultato acquisito. Ha sperato fino all’ultimo istante che l’imprevedibile cacciasse Hamilton al di sotto del quinto posto, risultato minimo a disposizione dell’inglese per assicurarsi il titolo, per potere realizzare il sogno. Sogno grandioso perché in un solo momento sarebbe stato profeta in patria ed erede di Ayrton Senna, ultimo brasiliano nel 1991 a fregiarsi dell’alloro mondiale.
L’imprevedibile favorevole a Felipe sotto forma di pioggia e con le sembianze di Sebastian Vettel aveva materializzato i fantasmi di Lewis Hamilton scaraventandolo nel baratro del fallimento, trasformando per il secondo anno consecutivo la chance di diventare il primo pilota di colore e il più giovane iridato nella “infamia” del pilota più a lungo in testa alla classifica iridata senza arrivare al titolo con 26 gran premi (contro i 15 di Carlos Reutemann).
L’imprevedibile favorevole a Lewis sotto forma di pioggia e con le sembianze di Timo Glock ha materializzato i fantasmi di Felipe senza possibilità di scampo. Un Glock incolpevole perché in quei 400 metri in pendenza verso il traguardo la sua Toyota con gomme da asciutto non poteva avere scampo contro la McLaren con gomme da bagnato. Accusarlo d’avere offerto a Lewis il quinto posto è ingiusto e antisportivo. Non poteva fare niente di più di quanto non abbia fatto il giovane tedesco compagno di Jarno Trulli, l’uno e l’altro penalizzati dalla scelta finale della Toyota di non effettuare il cambio gomme. Un azzardo per se stessi che non ha pagato, non per favorire Hamilton.
Lewis campione del mondo, Felipe secondo per 1 punto a testa alta, altissima. Ma per il brasiliano poco conta. Nel giorno, comunque, della festa Ferrari per la vittoria a Interlagos e il sedicesimo titolo iridato costruttori egli ha partecipato al funerale del suo sogno mondiale.
Potrà rifarsi la prossima stagione, ha già detto e scritto qualcuno, bollando nello stesso momento Kimi Raikkonen di mediocrità conclamata per una stagione rinunciataria dal Gran Premio di Francia in poi. Non ho la certezza che Massa il prossimo anno possa ripetere la strepitosa stagione appena conclusa. Come non ho la certezza che Raikkonen sia diventato per libera scelta una mediocrità. Non ho queste certezze che altri hanno. Che sono gli stessi che l’anno scorso sul finire  di Ottobre, stesso Gran Premio del Brasile, hanno commentato il successo di Raikkonen defininendolo <<pilota veloce e implacabile>>, titolando <<Va già più forte di Schumi>>.
L’erede di Schumi (ma quale erede di Schumi, per carità!), diventato una schiappa quest’anno, non ha potuto difendere il suo titolo perché non è stato assecondato, come l’anno scorso, e perché ad un certo punto la Ferrari gli ha preferito Massa. Per una compensazione? Di cosa? Il punto di rottura è stato proprio il Gran Premio di Francia quando a Massa è stato consentito di raggiungere e superare il compagno di squadra dominatore della gara e nel finale handicappato dalla rottura dei condotti di scarico. E’ stato uno scippo che non ho condiviso ed che andava evitato. Massa non aveva fatto nulla per meritare quella vittoria e solo lo stato d’inferiorità del compagno di squadra gli ha consentito di agguantare i 10 punti.
La parabola discendente di Kimi , con motivazioni psicologiche, è cominciata a Magny-Cours.  Iceman finché si vuole ma uomo di ghiaccio fino a un certo punto.
Massa avrà la nuova possibilità mondiale se verrà ancora negata a Raikkonen il quale potrebbe anche decidere di lasciare mentre all’orizzonte si profilano le sagome di Fernando Alonso e di Sebastian Vettel, il “vecchio” e il nuovo della F.1 che con la Rossa potranno fare meglio di Massa.
Non è mio stile ricordare “io l’avevo scritto”. Ma l’ho scritto in tempi insospettabili, non è senno di poi. Ho scritto che Felipe Massa mi ricordava Eddie Irvine che nel 1999 si “scoprì” candidato al titolo iridato piloti per la forzata defaillance di Michael Schumacher infortunatosi a Silverstone. Non ci riuscì neanche con l’aiuto dell’illustre compagno di squadra rientrato prima dalla convalescenza per agevolargli il cammino. Finì secondo alle spalle di Hakkinen (titolo bis), fallendo l’obiettivo nell’ultima decisiva gara. (16:30)

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