Per il titolo, “Elogio della Follia”, l’opera più importante del teologo, umanista e filosofo olandese di Erasmo da Rotterdam, ben si presta per “catalogare” questa stagione della F.1, innovativa e rivoluzionaria che sì regala spettacolo ma nella stessa misura elargisce fiori di pazzia pura. Si è cominciato col non fare chiarezza sulla legalità dei diffusori di Brawn GP, Williams e Toyota e si fanno correre sub judice ben due gran premi che rischiano di avere ordini d’arrivo e relative classifiche mondiali diverse da quelle scaturite dai risultati. Si è continuato con la sceneggiata del metti e togli dal podio che prima ha penalizzato Trulli e beneficiato Hamilton per poi restituire il mal tolto all’italiano e addirittura togliere dal quarto posto, meritato sul campo, il campione del mondo in carica.
“Elogio della Follia” non perché, almeno nel caso Trulli-Hamilton, giustizia è stata fatta ma per i tempi e i modi della giustizia. A Trulli era stato tolto il terzo posto a favore di Hamilton senza che siano stati fatti gli accertamenti necessari. Ora si ammette pubblicamente che la decisione è stata adottata solo sulla base delle dichiarazioni, risultate non veritiere, smascherate dalle registrazioni del “team-radio”, di Lewis Hamilton e del team manager della McLaren, Dave Ryan (che ha pagato per le bugie con l’immediata defenestrazione un istante dopo che la Fia ha comunicato la sua  nuova decisione). Senza procedere ad alcun accertamento, tempestivo che avrebbe evitato la “satira della legalità” ad una F.1 che tenta di voltare pagina ed ha bisogna di muoversi dentro un quadro di stabilità sportiva, agonistica e tecnica. Il direttore della gara di Melbourne doveva e poteva congelare l’ordine d’arrivo per il tempo necessario di svolgere gli accertamenti, che sono di routine in casi del genere, e avrebbe avuto la possibilità, contestualmente ai tempi della conclusione della prima gara, di fare chiarezza almeno lasciando Trulli al terzo posto. Può essere condivisa la motivazione che ha penalizzato Hamilton, ovvero la scorrettezza sportiva. Ma forse si tratta di un eccesso di giustizia. Ristabilita la verità era preferibile mantenere il risultato acquisito sul campo. Che l’uno e l’altro, si erano ampiamente meritato per valore e ardore agonistico.
Sempre in attesa del giudizio d’appello fissato per il 14 Aprile a Parigi. (09:00)