La saudade di una dedica nella commozione del trionfo. Dedicato a Felipe Massa. Non per togliersi il senso di colpa d’essere stato la causa, involontaria, dell’incidente che poteva costare la vita all’amico, ma per l’ispirata convinzione che quel sentimento avrebbe potuto dargli una giornata memorabile. Già, perché Rubens Barrichello è in pratica un pilota in pensione, un ex pilota che ha davanti a sé altri sei gran premi e poi una vita di ricordi. Sarà difficile che qualcuno prendi un pilota di 37 anni quando nella GP2 ci sono tanti indiavolati sui quali scommettere e che possono garantire un investimento di successo nel breve e nel lungo termine. Uno di questi è Grosjean, 15mo nell’ordine d’arrivo di ieri.
Il vecchietto dove lo metto? Sul podio più alto. In lagrime, 84 gare dopo durante le quali era rimasto a guardare gli altri nel momento del massimo trionfo. Il Rosso Ferrari di Cina 2004, compagno di squadra del Kaiser Michael Schumacher monarca di poche concessioni ai sudditi, sfuma nel Bianco BrawnGP di Valencia 2009, compagno di squadra dello zombie resuscitato Jenson Button al quale il destino con anni di ritardo vuole fare regalo del titolo iridato. E lui, Rubinho, a fare ancora da secondo. L’eterno secondo in questa Formula Uno cinica e perversa quanto esaltante. Una vittoria sentita, cercata, voluta, conquistata. Importa poco che sia arrivata col contributo munifico della McLaren. Gli errori umani in Formula Uno sono come i guasti delle macchine: imprevisti e imprevedibili. Sono il sale e il pepe delle gare. A volte dai, altre prendi.
Qui c’è la dignità di una conquista alla quale Rubinho non ha mai rinunciato, per la quale ha lottato, strappando prima il secondo posto a Kovalainen, poi lanciandosi a suon di giri veloci sulle tracce della volpe inglese che forse sarebbe rimasta imprendibile senza quel fatale errore al box. Chissà!
La McLaren è tornata grande, anche se ieri ha fallito di bissare il successo ottenuto dallo stesso Hamilton in Ungheria. BrawnGP, che ha ripreso standard di rendimento confortanti, e Red Bull, finita in zona d’ombra dopo la lunga sosta, ne devono tenere conto nel loro regolamento di conti. E’ tornata grande in tutto. Anche negli errori. Quando li commette non sono robba di poco conto. Nel 2000 per un cambio gomme Mika Hakinnen dovette rinunciare al suo terzo, di fila, titolo iridato. Lewis Hamilton non se ne faccia una ragione. Può ancora vincere con questa McLaren nelle rimanenti 6 gare. Anche tutte e sei di fila.
E’ certo, comunque, che questa McLaren può certamente conquistare il terzo posto tra i costruttori. Kimi Raikkonen da solo potrà fare poco. Continua a fare già tanto e in questa stagione di miserie ed in assenza di Massa tutti si sono nuovamente accorti che è un grande pilota. Anche nella stessa Ferrari. Com’è strano e pazzo il mondo. Ed è basta una gara per chiedersi se la Ferrari abbia fatto la scelta giusta puntando su un pilota-collaudatore di 38 anni che da 10 non saliva su una F.1, per tutto il weekend ultimo, piuttosto che guardarsi attorno e fare una scelta diversa, più coraggiosa. Come fu quella che nel 1999 a causa dell’incidente di Schumi in Gran Bretagna mise accanto a Eddie Irvine, in lotta per il titolo (fallito), il finlandese Mika Salo che con la Ferrari ebbe la sua stagione migliore: in 6 gare, quante ne ha a disposizione Badoer, conquistò 10 punti e due podi. Schumacher, 40 anni, inattivo dal 2006, sarebbe stata la scelta giusta?  (ore 21:00)
Nella foto:Lewis Hamilton.