La commozione avvicina due sentimenti diversi come la gioia e la tristezza.
Commosso Sebastién Vettel sul podio per avere non solo conquistato il secondo posto nella classifica piloti a conclusione di una stagione per lui, comunque superba anche senza titolo iridato, ma anche per avere aperto l’albo d’oro del Gran Premio degli Emirati Arabi Uniti. La stessa commozione ha preso Mark Webber che con la strenua difesa del secondo posto dall’assalto finale di Jenson Button ha dimostrato una volta di più il suo valore di combattente autentico legittimando la quarta doppietta stagionale della Red Bull (una in meno della neo titolata BrawnGP).
Non è diversa per intensità e spessore la gioia del siculo-svizzero Sebastién Buemi il quale con la conquista dell’ottavo posto ha iscritto il suo nome nel primo ordine d’arrivo dell’inedita ultima gara della stagione, né diversa è quella di Kamui Kobayashi, in Formula Uno per caso (l’incidente che ha appiedato Timo Glock) e firmatario nell’ultimo atto della stagione di una impresa (sesto posto) che può aprirgli orizzonti di gloria fin oggi solo sognati.
Questa stessa gioia, un gran premio fa, in Brasile, l’hanno manifestata commossi Jenson Button e Ross Brawn per la conquista dei titoli piloti e costruttori con una gara d’anticipo: uno zombie tirato fuori dall’armadio degli scheletri della Honda, un capitano coraggioso, pluridecorato sul campo con medaglie iridate Benetton e Ferrari, che ha resuscitato una monoposto trasformandola da cenerentola in regina rispettata e temuta.
Pianti di liberazione e pianti di frustrazione. A questo muro del pianto intriso di tristezza si sono avvicinati in molti.
A cominciare della Ferrari alla quale, comunque, non si può rimproverare di avere rinunciato all’evoluzione della monoposto 2009 per dedicarsi a quella della stagione 2010 che si aspetta del ritorno ai trionfi nel segno di Fernando Alonso con la collaborazione (speriamo) di Felipe Massa per il quale però devono essere sciolti gli ultimi dubbi sulle possibilità di rendimento in gara. Stagione deludente che però ha avuto il contrappunto di una vittoria (Belgio), un secondo posto (Ungheria), tre terzi (Montecarlo, Valencia, Monza) nel tentativo fallito della conquista del terzo posto costruttori col solo Kimi Raikkonen dopo l’incidente in Luglio all’Hungaroring a Felipe Massa. Nel giorno del congedo il finlandese ha combattuto l’impari lotta persa per così evidente inferiorità che neanche l’abbandono di Hamilton e l’assenteismo di Kovalainen ha trasformato in vincente.
Tristezza depressiva quella che ha trasformato Giancarlo Fisichella, bellicoso combattente in Force India, balbettante come un principiante sul sedile della Rossa. Un’esperienza allucinante per il Fisico il quale forse ha sopravvalutato il cambio di scuderia eccitato dalla chiamata alle armi della Signora di Maranello.
Tristezza malinconica quella che accomuna Lewis Hamilton e Rubens Barrichello. L’inglese, re della stagione 2008, avrebbe voluto mettere il suo sigillo nell’atto di nascita di Yas Marina, il brasiliano emigra in Williams accompagnato da un pesante doppio fallimento (titolo iridato e secondo posto).
Gioia, tristezza e cinismo: questa ed altro è la Formula Uno. (ore 18:00)

Nella foto, Alonso e Massa compagni di squadra nel 2010.