Il mercato italiano dell’auto senza la droga degli ecoincentivi rientra in una normalità fisiologica che ovviamente preoccupa il Gruppo Fiat e scatena l’effetto domino che coinvolge tutti i costruttori esteri che vendono nel Bel Paese. La normalità fisiologica di una domanda e di una offerta che risponde alle più concrete leggi del mercato è scontato che non rientra nelle aspettative dei costruttori che hanno interesse a vendere quel che producono senza affollare i piazzali di stock di auto in attesa di acquirenti.
Le due settimane di cassa integrazione (l’ultima di Febbraio e la prima di Marzo) per 30mila dipendenti del Gruppo Fiat degli stabilimenti di Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi e Termini Imerese sono la logica e inevitabile decisione che la maggiore industria metalmeccanica italiana ha deciso di prendere per evitare di produrre più di quanto il mercato possa assorbire. Gli ecoincentivi che, se sul piano delle intenzioni devono togliere dalla circolazione le tante, troppe, vecchie auto che inquinano, trovano ampia giustificazione nell’immediato, a medio e lungo termine, non possono costituire pratica da ripetersi ad libitum. Lo sa il Lingotto, lo sanno tutti gli altri che aspettano di potere godere degli stessi effetti benefici di cui godrà il costruttore nazionale se il governo Berlusconi dovesse decidere di investire ancora nell’auto.
Questo effetto boomerang degli ecoincentivi lo aspettavamo e non ci stupiamo. La pratica della casa integrazione, quindi, non deve essere intesa come un ricatto nei confronti del governo per spingerlo a varare i nuovi ecoincentivi senza i quali il mercato avrebbe un crollo del 20% nel 2010, ma come l’unico sistema di difesa che il Lingotto ha per mettersi al riparo dalla sopraproduzione. E comunque non potrà durare a lungo. Creare anche quest’anno l’illusione di un mercato prospero significa non prepararsi al prossimo inevitabile effetto boomerang che sarà poi definito quando di ecoincentivi non se ne parlerà nemmeno. Il mercato deve recuperare una sua normalità tra domanda e offerta e ci dobbiamo convincere che 1 milione e ottocentomila auto vendute nel 2010 saranno il risultato che un mercato non sollecitato né drogato può garantire. Almeno in Italia.(ore 09:00)