Dal pennone più alto dei bastioni dell’affidabilità è stata ammainata la bandiera di Toyota. Il costruttore n.1 al mondo che ha costruito la sua escalation sulla qualità e sull’affidabilità, cacciando dal tetto del mondo General Motors, sta attraversando un periodo nero che mai avrebbe potuto immaginare. I continui richiama che Toyota rende pubblici ogni giorno e che interessano quasi tutti i modelli costringono il colosso giapponese a stop di produzione, oltre che al ritiro dei modelli richiamati per le riparazioni, che produrranno conseguenze nefaste sui consuntivi di fine d’anno. Tant’è che i vertici hanno già rivisto le loro previsioni di vendita ridimensionandoli notevolmente.
Marchionne, a.d. di Fiat Automobiles Group, ebbe a dire che si sarebbe ritenuto soddisfatto quando le auto del Lingotto avessero raggiunto i parametri di affidabilità e di qualità ottenuti da Toyota. Oggi questa aspirazione può sembrare un paradosso. Non lo è nella misura in cui Toyota sta correndo ai ripari (poteva farne a meno?) nel tentativo di recuperare la credibilità perduta e fino a ieri l’altro consolidata attraverso numerosi riconoscimenti di varia nazionalità. Ed è sotto certi aspetti inspiegabile che sia potuto succedere quel che è successo. E’ come se improvvisamente gli operai della Toyota abbiamo dimenticato con quale attenzione e cura fin oggi hanno lavorato.
In questo momento particolare della sua storia industriale riconosciamo a Toyota il coraggio delle scelte per non avere sottaciuto le dimensioni della… disfatta. (ore 09:00)