Nessuno lo ammetterà mai ma Sergio Marchionne da quando è entrato nel mondo dell’auto è salito in cattedra per impartire qualche lezione di saggezza industriale. Ha divorziato da General Motors, ha stretto accordi di alleanze finalizzati ad allargare i mercati del Gruppo torinese, ha preso sotto braccio la defunta Chrysler resuscitandola a nuova vita, ha mollato dopo un solo tentativo l’affare Opel perché capì subito che GM non l’avrebbe ceduta.
Tra accordi mancati e accordi abbozzati, fiorisce quello tra Daimler (che ha perso Chrysler) da una parte e Nissan e Renault dall’altra. E’ solo un accordo di partnership non è l’anticipo di una fusione. La preoccupazione dell’a.d. dell’alleanza Nissan-Renault, che ha voluto fare il distinguo, non è di poco conto. Gli crediamo sulla parola e prendiamo per buono ciò che di ufficiale è stato comunicato, ovvero che <<la collaborazione sarà su progetti specifici che riguarderanno Smart e Twingo e il settore delle auto compatte>>. Qualcosa di diverso ha detto l’amministratore delegato di Daimler, Dieter Zetsche, il quale ha precisato che grazie <<alla collaborazione sul piano industriale entrambe le case automobilistiche estenderanno il proprio portafoglio e rafforzeranno la loro presenza sul mercato>>.
Ma che qualcosa di diverso possa esserci sotto sotto lo dimostra il governo francese che ha subito deciso di acquistare lo 0,55% del capitale di Renault per tenere la sua quota totale al 15,01%, dopo l’accordo con Daimler. Il ministro delle Finanze Christine Lagarde, dopo l’annuncio della partnership che prevede, quanto all’incrocio di capitale, che Renault e Nissan detengano l’1,55% l’uno della compagnia tedesca e che Daimler possieda il 3,1% nelle altre due società si è cautelata in qualche misura. Attendiamo sviluppi. (ore 15:00)