Quando la matematica è un’opinione

Quando la matematica è un’opinione

Il matematico, fisico teorico e filosofo francese Henri Poincaré riteneva che l’aritmetica fosse una disciplina sintetica. Riteneva che gli assiomi non potessero essere dimostrati in modo non circolare mediante il principio di induzione e quindi che l’aritmetica fosse a priori sintetica e non analitica. Poincaré proseguiva dicendo che la matematica non poteva essere dedotta dalla logica dal momento che non è analitica. Poincaré aveva punti di vista filosofici opposti a quelli di Bertrand Russell e Gottlob Frege, che ritenevano la matematica una branca della logica. Poincaré era in netto disaccordo, reputando che fosse l’intuizione la vita della matematica. Egli fornì un interessante punto di vista nel suo libro “Scienza ed ipotesi”: Per un osservatore superficiale, la verità scientifica si colloca oltre la possibilità del dubbio, la logica della scienza è infallibile, e se gli scienziati talvolta sono in errore, questo accade solo a causa di una loro sbagliata applicazione delle sue regole.
In  altre parole, la matematica è un’opinione.
Il balletto delle cifre tra Bankitalia e Tesoro sui conti pubblici italiani sono la dimostrazione della teoria di Poincaré. Per Bankitalia il debito a febbraio è cresciuto a 1.795 miliardi di euro rispetto ai 1.788 miliardi di gennaio, ma tenendosi comunque lontano dal record dei 1.802 miliardi raggiunto nell’ottobre 2009. Le entrate fiscali nei primi due mesi del 2010, sempre secondo Bankitalia, sono state pari a 53,5 miliardi di euro, in calo del 2,6% rispetto ai 54,9 miliardi dello scorso anno. Nel solo mese di febbraio le entrate hanno registrato un calo del 2,2%, passando da 25,2 miliardi del 2009 a 24,7 miliardi.
Risponde il Tesoro: i tributi incassati nei primi mesi, calcolati secondo il criterio della competenza giuridica, hanno raggiunto i 56,3 miliardi di euro, in riduzione di 809 milioni rispetto allo stesso periodo del 2009. I conti pubblici sarebbero, quindi, a prova di crisi.
Allo stesso balletto di cifre abbiamo assistito al recente convegno di Parma per cui secondo Confindustria l’Italia arretra mentre per il governo il Paese tiene.
Il fatto è che non siamo incoraggiati ad essere ottimisti anche perché, secondo l’Istat, è calato ancora il reddito disponibile della famiglie italiane: nell’ultimo trimestre del 2009, in valori correnti, è diminuito del 2,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008, mentre la spesa delle famiglie si è ridotta dell’1,9 per cento. Siamo di fronte alla riduzione più significativa a partire dagli anni Novanta, da quando sono a disposizione le cosiddette “serie storiche”. Inoltre, il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è diminuito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e del 2,6 per cento rispetto a quello corrispondente del 2008. Come diceva l’indimenticabile Mike <<allegriaaa!>>. (ore 090:00)

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