Una delle regole auree della democrazia è quella dei numeri: la maggioranza vince. Regola inapplicabile allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco dove il 62% dei lavoratori che hanno detto sì all’accordo con la Fiat nn ha vinto un bel niente. Ha solo espresso un parere,  non vincolante, non contrattuale, per cui la restate parte, non di poco peso, è libera di comportarsi in modo diametralmente diverso.
La vicenda di Pomigliano mi ricorda quella del film “Cul-de-sac” di Roman Polanski, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 1966: in un castello periodicamente isolato dall’alta marea si confrontano una coppia di nevrotici borghesi e due sgangherati criminali in un reciproco gioco al massacro. Distribuite i ruoli interpretati in quel film da Donald Pleasence, Françoise Dorléac, Lionel Stander e Jack MacGowran  e ritrovate Sergio Marchionne, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Guglielmo Epifani. Roman Polanski commentò quel film <<talvolta o spesso un uomo si infila in un cul-de-sac, volontariamente o no si entra in un tunnel nel quale, andando avanti non si intravede la luce e indietro non si può tornare>>.
La Fiat  ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando il piano per il rilancio di Pomigliano e manifesta la volontà di lavorare <<con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri>> (frase integrale del comunicato diramato dal Lingotto). Ecco il cul-de-sac. Da 700 milioni di euro. Marchionne non si infilerà in questo tunnel.
E’ solo un caso che lo stabilimento in questione sia stato, illo tempore, intitolato a Gian Battista Vico, il filosofo dei cicli e ricicli storici? Da evitare, caro Epifani. (ore 22:00)