Il coro delle celebrazioni ha elevato a pari dignità Felipe Alonso e Valentino Rossi. Per potere usare la livella ai due sono stati riscontrate analogie caratteriali, comportamentali e quant’altro. Insomma: Felipe è diventato il più giovane campione del mondo di F.1 e Valentino ha conquistato il settimo titolo mondiale ma l’impresa dell’uno vale quella dell’altro. Sic et simpliciter!
Senza nulla togliere alla conquista dello spagnolo, in quella dell’italiano c’è un valore aggiunto che la esalta e la innalza a livelli che per il pilota della Renault sono ancora tutti da verificare, se mai gli sarà consentito.
Valentino a 26 anni è sette volte campione del mondo, Felipe a 24 è appena una volta campione del mondo. Valentino è dal 1997, e continua ad essere, Invincibile che corra con un’Aprilia o con una Honda, che sia 125 o 250 o 500 o Moto GP. Invincibile anche quando si mette in sella ad una moto, la Yamaha, che da tempo era all’obitorio trasformandola in una devastante macchina da guerra e ridicolizzando la osannata Honda. Felipe ha avuto una Renault che ha sorpreso tutti nella prima parte della stagione, quando ci si aspettava legittimamente che la Ferrari continuasse nel suo trend vincente, e nella seconda ha avuto la possibilità di amministrare il notevole vantaggio accumulato con il contributo sfacciato di una fortuna che mai nessuno prima di lui aveva avuto e paradossalmente della rivale McLaren Mercedes che ha stentato prima di trovare la necessaria affidabilità e diventare l’insuperabile monoposto del finale di stagione.
Celebriamo i campioni ma diamo a Cesare Valentino quel che è di Cesare. Ci sono grandezze assolute e grandezze relative. Alonso è una grandezza relativa. (ore 09:00)

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.