Perché indignarci senza cercare di capire le buoni ragioni che hanno indotto il signor Luiz Inàcio Lula da Silva, il presidente operaio del Brasile che ha lasciato dopo otto anni di mandato l’alta carica del suo Paese, a non concedere l’estradizione al signor Cesare Battisti.
Innanzitutto la considerazione che essere stato il fondatore negli anni 70 della formazione terroristica “Proletari armati per il comunismo” è un cosuccia da  nulla sulla quale noi italiani cavilliamo dai famosi “anni di piombo” ad oggi. La seconda è che quattro omicidi sono una inezia confronto a quello che avviene ogni giorno, ogni ora, in Brasile dove la delinquenza non conosce limiti e dove il turista rischia la vita appena vi mette piede. Quindi un assassino in più o in meno per le strade del Brasile poco importa.E poi noi italiano siamo dei rompicoglioni senza decenza che ci impicciamo dei casi brasiliani più di quanto non facciamo in casa nostra. Pensate che con la Fiat nel 2000 abbiamo preso possesso del territorio di Sete Lagoas Minas Gerais insediando uno stabilimento per la produzione di auto che dà lavoro a più di 1.200 conpaesani del signor Lula e dal momento che alla libidine del lavoro non mettiamo freni appena qualche giorno fa, sempre con la Fiat, abbiamo posto la prima pietra per creare un nuovo stabilimento nel complesso industriale del porto di Suape, nello Stato di Pernambuco, con un investimento di 1,3 miliardi di euro (che fanno parte di 4,4 miliardi che saranno impiegati dal Lingotto tra il 2011 e il 2014) che darà lavoro a 3.500 altri compaesani del suddetto signor Lula. Ed ancora: il numero delle imprese italiane che hanno aperto una filiale in Brasile è più che raddoppiato negli ultimi anni, da 120 a 300. Fiat, Iveco, Pirelli, Telecom, Eni, Saipem, Impregilo, Finmeccanica, Fincantieri e Techint sono fra le aziende con una presenza più significativa, ciascuna delle quali ha creato e crea nuovi posti di lavoro. Che invadenti spudorati questi italiani! E per giunta impertinenti, secondo il ministro degli Esteri brasiliani.
C’è un trattato bilaterale che regola le estradizioni? Suvvia ragazzi, non attacchiamoci alle banalità!
Vi sembra poco? Quindi perché fare uno sgarbo al compagno italiano perseguitato “ingiustamente” dalla nostra giustizia. Mi meraviglio che ci siano volute 40 pagine perchè l”Avvocatura dello Stato del Brasile esprimesse il suo “no” al quale il buon Lula da Silva si è attenuto. Come leggete quì bastavano poche righe.
Nemesi storica. Nell’anno in  cui celebriamo i 150 anni dell’Unità d’Italia alla quale il patriota irredentista trentino Cesare Battisti diede il contributo della sua vita finendo impiccato dagli austriaci nel Castello del Buon Consiglio a Trento, un altro Cesare Battisti terrorista impunito ci prende a pernacchie dal Brasile.
Auguri signor Lula e mille di questi brindisi col suo amico Battisti. (ore 15:30)