Non so se Sergio Marchionne incassata la vittoria dei sì si sente veramente sicuro e tranquillo nell’attuazione del suo piano per Mirafiori. Vero è, come ha dichiarato l’a.d. di Fiat e Chrysler, che <<con la loro scelta nel referendum i lavoratori di Mirafiori hanno dimostrato di avere fiducia in se stessi e nel loro futuro e coraggio>>, ma è anche vero che fiducia e coraggio ha avuto solo il 54% della forza lavoro. La legge della democrazia “la maggioranza vince” vivrà nel dubbio che non si sia trattata di una vittoria illusoria perché la Fiom e i suoi lavoratori sono dentro la fabbrica e sono loro che dovranno rispettare le regole della democrazia. Lo credete possibile?
D’altronde sia Landini, sia Camusso, non hanno fatto nulla per rasserenare veramente l’ambiente dopo la sconfitta. Anzi le loro dichiarazioni sono il manifesto di quel che può succedere, e succederà, a Mirafiori prima e dopo. Il segreteio generale della Fiom-Cgil Maurizio Landini a “Che tempo che fa” ha detto chiaramente <<a quelli che hanno votato sì dico “capisco il vostro ricatto”. In tanti si sono rivolti a noi perché non abbiamo firmato l’accordo e a tutti dico che la nostra organizzazione non vuole lasciare solo nessuno. La divisione che si è creata tra lavoratori e sindacati va bene soltanto a Marchionne>>. E il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite di “In mezzora” è stata anche lei abbastanza chiara nel manifestare l’animus pugnandi del sindacato di sinistra dichiarando <<Valuteremo se ricorrere alla magistratura. Ma questo non basta. Una clausola che impedisce a un lavoratore di partecipare a uno sciopero è un tema che sicuramente arriva sino alla Corte Costituzionale>>.
Marchionne ha dato dimostrazione di sapersi muovere sempre bene e con accortezza, con scelte mirate e predisposte a centrare l’obiettivo. Sono certo che sta valutando più i segnali che arrivano dal fronte della sinistra piuttosto che godersi le “pacche sulla spalla” che gli sono arrivate da tutti coloro che sono rimasti alla finestra in attesa di vedere come sarebbe andata a finire. Carlo De Benedetti (alla manifestazione con cui Piero Fassino ha aperto la campagna per la sua candidatura a sindaco di Torino) ha ringraziato l’a.d. di Fiat  che <<ha preso la Fiat sul baratro e l’ha salvata. Nel settore auto non c’è futuro senza collaborazione internazionale e Marchionne è stato capace di cogliere l’opportunità con la Chrysler>>.
Marchionne non è tipo che va verso l’ignoto. In lui non c’è lo spirito di Ulisse ma quello di Machiavelli. A lui importa poco “seguir virtute e conoscenza”. Se è vero che il fine giustifica i mezzi egli sa come evitare le sirene di Scilla e Cariddi. Anzi il “cavallo di Troia” che è rimasto dentro Mirafiori. (ore 17:30)

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