Sergio Marchionne, a.d. di Fiat Group e di Chrysler Group, è ritenuto, da una parte del movimento sindacale italiano, una specie di folle che si ostina a togliere dai guai le due aziende automobilistiche che sono state affidate alle sue cure. Come tutti i folli, nella sua lucida logica di risanamento, ci sta riuscendo annullando gli effetti di tutti quelli che gufano per vederlo sconfitto.
Altra considerazione il Nostro ha sull’altra sponda dell’Atlantico, soprattutto da parte dei sindacati per i meriti acquisiti sul campo che hanno evitato a Chrysler di finire al macero come altri brand, seppure di prestigio, dell’industria nordamericana.
Ed ora c’è persino chi ha (ri)scritto l’elogio della pazzia. Escludo che abbia preso spunto dalla satira scintillante e bonaria scritta da Erasmo da Rotterdam nel 1508 che alla demenza del mondo, avido di cose effimere, contrappose la “superiore” Follia.
E’ il Wall Street Journal. In un articolo di due pagine il WSJ delinea un ritratto di Marchionne che rende merito al modus facendi del supermanager che divide il suo tempo tra Torino e Auburn Hills. Marchionne è descritto come <<un amministratore delegato che suda su ogni dettaglio della compagnia di cui è alla guida, dai fari al debito, che conosce perfettamente le auto che produce, che si dedica anima e corpo ai propri progetti, a cui è legato a doppio filo>>.
Et de hoc satis. (ore 09:00)