Dalla polvere all’altare. Dal dramma della droga che nell’ottobre 2005 (allora responsabile della promozione del marchio Fiat)  sembrava poterlo segnare irrimediabilmente nel fisico e nell’anima, strappato alla morte dai medici dell’ospedale Mauriziano di Torino, a quella che sembra una consacrazione definitiva alla guida, prossimamente, della Ferrari al cui timone attualmente c’è ancora Luca Cordero di Montezemolo per altro confermato di recente per i prossimi tre anni.
Sta per raggiungere il culmine la parabola della rinascita di Lapo Elkann, nipote dell’Avvocato Agnelli, secondogenito di Margherita Agnelli e del giornalista e scrittore Alain Elkann, fratello di John, presidente del Gruppo Fiat. Lapo, newyorkese di nascita (1977), diplomato a Parigi, laureato a Londra alla European Business School in “Relazioni internazionali”, ha fatto esperienza partendo dalla gavetta (operaio metalmeccanico nella catena di montaggio della Piaggio di Pontedera del cugino Giovanni Agnelli) ma nel suo curriculum c’è anche l’essere stato nel 2001 assistente personale di Henry Kissinger. Prima della triste vicenda della droga (che lo ha tenuto poi lontano nella fase di recupero prima in Arizona successivamente in Florida) Lapo Elkann ha rilanciato l’immagine del Gruppo Fiat dando tra l’altro il suo apporto al lancio di gadget di diverso tipo, prime fra tutte le felpe con il marchio vintage della Casa automobilistica e al lancio della Grande Punto. Lapo non è uno che sa stare inattivo e il suo impegno lo vede muoversi su fronti diversi. E che sia personaggio dalle valenze insospettabili lo dimostra il fatto che il trasgressivo attore-cantante Russell Brand (cacciato dalla Bbc nel 2008 per gli eccessi delle sue telefonate burla) per il suo film “Arthur”, remake del film dell’81 con Dudley Moore, si sia ispirato proprio a Lapo Elkann nella scelta degli abiti e per enfatizzare alcuni atteggiamenti del giovane miliardario scavezzacollo protagonista della pellicola. Ex ragazzaccio l’uno (Brand), ex ragazzaccio l’altro (Elkann).
Insomma, quando arriverà alla guida della Ferrari non sarà uno sprovveduto al quale viene affidato il timone di una portaerei senza avere portato neanche una barchetta. Sergio Marchionne, sempre lui, spinge Lapo verso Maranello, ovviamente col beneplacito del presidente del Gruppo, John. Marchionne come Dante Alighieri a Guido Cavalcanti: <<…, i’ vorrei che tu (John), Lapo ed io/fossimo presi per incantamento/e messi in un vasel, ch’ad ogni vento/per mare andasse al voler vostro e mio>>. (ore 19:30)