Essere o non essere, questo è il problema. La Ferrari amletica deve alla svelta uscire dal dubbio <<se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli>>. Anche perché dare la colpa del fallimentare trittico iniziale Australia-Malesia-Cina all’iniqua fortuna è da bugiardi. Fin oggi chiunque abbia parlato ufficialmente per la Ferrari (dirigenti, portavoci, tecnici, piloti) ha dimostrato una grande capacità nell’arrampicarsi sugli specchi. Fernando Alonso domenica ha deciso che per lui l’arrampicata è finita: <<Non c’è strategia possibile se la macchina non è veloce>>.
Abbiamo definitivamente preso atto di questa realtà, di questa impotenza prestazionale. Ne hanno preso atto soprattutto a Maranello. Bisogna agire di conseguenza. Shanghai ha chiuso i termini di presentazione dell’accredito della Ferrari che aprirà il nuovo corso in Turchia (l’8 maggio). La verifica tra tre settimane. Oggi pensieri foschi agitano le considerazioni che si possono fare sulla Ferrari. Riuscirà ad essere la macchina competitiva dell’anno scorso che ha “rischiato” di vincere con Alonso il titolo piloti, regalato a Vettel per un abbaglio strategico? Oppure è la terza forza della stagione, subalterna a Red Bull e McLaren?  O, peggio ancora, rischia di diventare la quinta forza del campionato se Renault e Mercedes daranno continuità e maggiore sostanza al loro impegno?
La trasformazione dalla qualifica alla gara che a Melbourne e Sepang aveva mostrato la Ferrari non completamente inerme e indifesa ieri a Shanghai non c’è stata perché più che nelle due precedenti occasioni il “fattore Pirelli” ha condizionato le poche potenzialità. Col senno di poi, che è quello di Massa, si è trattato di una strategia sbagliata. Col senno della realtà si è trattato di una sottolineatura tecnica non di poco conto. In effetti è caduto un altro mito, quello della Ferrari che non maltratta le gomme, che grazie al suo bilanciamento e alla sua aerodinamica riesce a conservarle meglio delle altre monoposto.
La strategia gomme non è servita a Vettel, infilato come un pollo allo spiedo da Hamilton nel finale, come non è servita a Rosberg che ha avuto la visione onirica della vittoria, né a Button, sognatore d’un bis insperato alla vigilia. La strategia ha messo le ali a Webber e alla sua Red Bull: partito 18mo ed arrivato terzo al traguardo, seminando il viale del trionfo di vittime illustri che nulla hanno potuto fare per evitare i sorpassi. Sono tutti i piloti che alle sue spalle sono arrivati al traguardo.
I numeri della Ferrari che sintetizzano i primi tre gran premi sono preoccupanti. In qualifica non è mai andata oltre la terza fila (in Australia Alonso quinto e Massa sesto, in Malesia Alonso ancora quinto e Massa settimo, in Cina Alonso quinto e Massa sesto). Al traguardo quarto (Alonso) e settimo posto (Massa) in Australia, quinto (Massa) e sesto posto (Alonso) in Malesia, settimo (Massa) e settimo posto (Alonso) in Cina. Come costruttore è attualmente terza, ha la metà dei punti della Red Bull (50 contro 105) ed è 45 punti sotto la McLaren. I due piloti si trovano Alonso a 42 punti da Vettel e Massa a 44.
La McLaren ha dimostrato che la Red Bull non è un’Arma Letale perfetta. Se l’arrampicata sugli specchi è finita la Ferrari lo dimostri a Istanbul. Oppure rimarrà la conclusione del dubbio amletico: <<… imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso e dell’azione perdono anche il nome…>>. (ore 10:00)