Nessuno nega il fatto che gli industriali italiani contribuiscano per il 70% alla crescita del Pil del nostro Paese né pretendiamo che nel variegato mondo industriale ci siano imprenditori o, per loro, manager, alla Sergio Marchionne. Sarebbe preferibile per loro, ma non ci sono. In qualche modo Coloninno di Alitalia può essere paragonato al Marchionne della Fiat. Sicché anche se il governo Berlusconi accogliesse l’auspicio lanciato a Bergamo dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia <<chiediamo poche riforme chiare, non sussidi, non incentivi, non aiuti. Chiediamo invece grandi riforme che permettano allo Stato di funzionare meglio>>, dubito che qualcosa nel mondo industriale cambierà così radicalmente com’è cambiato nel rapporto azienda-sindacati in area Fiat Group.
Gli industriali sanno quel che devono fare, ma forse non hanno la forza per farlo. O il coraggio? Lo sanno se è vero che possono avere contratti nazionali più avanzati, deroghe, addirittura aziende che fanno opting out, che decidono di avere un contratto aziendale al posto di quello nazionale>>, come ha teorizzato la Marcegaglia. Ma prima di tutto dovranno verificare se c’è <<la volontà di andare avanti sulla strada dell’accordo interconfederale del 2009 – sono sempre parole di Emma Marcegaglia –  con contratti nazionali ma derogabili, più flessibili. Si va avanti sul percorso intrapreso senza ripensamenti. Anzi, direi di andare ancora più avanti>>.
Ben detto. Marchionne docet. Ma dalle parole si passi ai fatti. Come Marchionne, appunto. (ore 16:30)