Due settimane dopo (il vittorioso Gran Premio di Gran Bretagna) i conti non tornano. Per la Ferrari. La replica di Alonso non c’è stata. La “santa alleanza” invocata dal ferrarista per fermare le Red Bull al primo riscontro pratico ha avuto un effetto boomerang. Ha colpito chi l’aveva invocata. Due settimane fa erano stati Fernando Alonso e Stefano Domenicali, pur cercando di volare bassi sulle ali dell’entusiasmo del primo successo stagionale, a immaginare la “rivoluzione copernicana” della possibile remontada. Due settimane dopo il posto del pilota e del team principal della Ferrari è preso da Lewis Hamilton e dal team principal della McLaren Mercedes, Martin Whitmarsh, forse con un volo meno basso dei due di Maranello. Sono loro a parlare di remontada.
Perché smentirli? Non l’ho fatto due settimane fa nel post Silverstone, non lo faccio oggi. Né condivido l’analisi del solito coro dei commentatori, esperti e non della materia,che già sabato pomeriggio dopo le qualifiche si erano alzati come condor famelici pronti a buttarsi in picchiata sulle carcasse della Red Bull e dei suoi piloti per banchettare.
Dopo 14 gare Sebastian Vettel non è partito dalla prima fila né e salito sul podio. La certezza del campione del mondo in carica di potersi confermare al vertice non è per questo venuta meno né è stata scalfita la solidità del suo vantaggio. Con il quarto posto di oggi (la Ferrari gli ha restituito il regalo del bullone ricevuto a Silverstone) Vettel ha 216 punti. Prima del gran premio di casa, che per lui continua ad essere una maledizione perdente, ne aveva 204. Ne ha incassati 12. Webber (dategli un kers che funzioni e insegnategli come si parte dalla pole position) ne ha recuperati 3. E comunque non sarà mai l’australiano il competitor da temere, casomai un alleato che ieri ha fallito la missione perché non ha saputo vincere. Lewis Hamilton, salito al terzo posto, ne ha recuperati 13. Fernando Alonso, che ha perso il terzo posto, ne ha recuperati 6.
Rimangono da disputare 9 gare: domenica prossima si correrà in Ungheria, poi la lunga sosta fino al 28 agosto (Belgio). Ci sono in palio 225 punti delle 9 vittorie. Allo stato attuale delle cose c’è a favore di Vettel una media punti di 9,2 da recuperare per chiunque si ritenga un vendicatore. Allo stato attuale dei numeri Vettel per perdere il titolo deve arrivare terzo in otto gare e secondo in una. Ieri è arrivato quarto. Significa?…A.A.A. pilota che abbia continuità di vittorie cercasi. Alonso? Ha mancato il primo obiettivo dopo Silverstone. Ed ora vede rispuntare minaccioso Hamilton.
Hamilton? La McLaren con Lewis s’è rivista quattro mesi dopo (con Button ricorda il rocambolesco finale del Canada). In quanto a continuità lo raccomando. Senza dimenticare che per una McLaren che oggi è stata “miracolosa” in gara come ieri in qualifica un’altra per la seconda volta consecutiva è stata costretta al ritiro.
Se vi guardate attorno gli unici che possono parlare di continuità sono quelli della Red Bull. Anche, e proprio, dopo il risultato di ieri. Vettel potrebbe trarre altro vantaggio dalla rivalità tra Alonso e Hamilton.
Tutti contro Vettel, Vettel contro tutti. Per dirla con Plutarco: gli spartani non chiedono quanti sono i nemici, ma dove si trovano. (ore 17:00)