Sono sincero. Al divertimento, per la sublimazione, è mancata la vittoria di Alonso. Non c’è stata. Non poteva esserci. E’ stata solo un’illusione da Fata Morgana apparsa ai nostri occhi tra la depressione del Radillon e dell’Eau Rouge in occasione di tre sorpassi d’altri tempi, e lì svanita in tre analoghe circostanze quando dai boschi delle Ardenne nella “Salita ripida”, dal fiume dalle Acque Rosse che scorre sotto la curva, sono venuti fuori ad ondate successive tre demoni che hanno approfittato della indifesa Signora in Rosso. Prima Vettel, poi Webber, infine a due giri dalla conclusione l’Incredibile Hulk Jenson Button partito dalla tredicesima piazzola. Demoni inesorabili contro i quali, a causa delle gomme medie dell’ultimo inevitabile cambio, non c’è stato scampo. Dal primo, al secondo, al terzo al quarto posto. Una discesa agli inferi che in pochi giri ha scavato un divario di 13”022 dal primo, 9”281 dal secondo, 3”353 dal terzo.
Rimangono 16 vittorie Ferrari nell’albo d’oro del Gran Premio del Belgio che aspettano d’essere rinverdite, le ultime tre ascritte a Kimi Raikkonen (2007 e 2009) e Felipe Massa (2008). Del quale va evidenziata una gara spumeggiante nelle fasi d’avvio, addirittura in aperta battaglia col compagno di squadra, scivolata lentamente nell’anonimato d’una prestazione alla quale il brasiliano quest’anno non sembra potere rinunciare certamente per mancanza di motivazioni venutegli meno da quanto in scuderia è arrivato Fernando Alonso attorno al quale vede ruotare tutti gli interessi del campionato.
Che non è deciso solo perché mancano ancora sette gare e la matematica non consente di tirare la riga per la somma definitiva. Ma oggi Sebastian Vettel, prima vittoria sua e della Red Bull a Spa-Francorchamps, ha cominciato a scrivere la parola fine (con anticipo). Il campione del mondo in carica avviato verso la riconferma ha ora 92 punti di vantaggio sul compagno di squadra Mark Webber che rimane il più credibile, ma allo stesso tempo improbabile, competitor, 102 su Fernando Alonso il quale favorito dalla uscita di scena di Lewis Hamilton s’è ripresa la terza poltrona della graduatoria iridata, 110 da Jenson Button, ora quarto, e 113 da Hamilton ieri all’asciutto.
Possiamo, comunque, considerare giustificata la certezza che nessuno renderà la vita facile al campione della Red Bull e saranno proprio queste motivazioni, come ieri è stato dimostrato anche in Belgio, che daranno fascino e interesse alle gare che rimangono, che il 12 settembre a Monza dopo il Gran Premio d’Italia lasceranno l’Europa.
Non ha festeggiato la Ferrari, ha fatto festa per i 20 anni nel Circus l’Highlander che all’anagrafe tedesca è registrato come Michael Schumacher, anni 42, il pilota che ha vissuto la F.1 a cavallo di due secoli da assoluto protagonista conquistando sette titoli iridati (cinque con la Ferrari). Michael è partito dall’ultimo posto della griglia, è arrivato quinto al traguardo. Circostanze favorevoli ed eliminazioni a catena non sminuiscono la sua impresa. Potete anche legittimamente ritenere che l’annuncio a due giri dalla conclusione dato a Nico Rosberg “stai finendo la benzina” si possa tradurre in “lasciati superare”. Neanche questo cambia l’impresa del vecchio Schumi. Spesso ciò che non si ottiene con l’impegno la sorte lo regala. La massima di Esopo vale per Button e Schumacher.