Plutarco mi aiuta. <<Non sono le posizioni a dare lustro agli uomini, ma sono gli uomini a dare rilievo alle posizioni>>. Anche se Fernando Alonso non fosse arrivato sul podio più basso di Monza l’avrei, comunque, ritenuto l’eroe della giornata della Ferrari che sapeva di affrontare la gara in stato d’inferiorità ed ha raccolto più di quanto avrebbe dovuto se Michael Schumacher non avesse fatto da tappo alle due McLaren.
Fernando è l’eroe di Monza come Sebastian Vettel è il becchino della gara. Fernando l’ha illuminata brandendo la Folgore Rossa nella partenza che ha incenerito Vettel e Hamilton, facendo saltare sulle sedie il pubblico dell’autodromo brianzolo e quello pantofolaio di questa coda afosa d’estate che a casa ha seguito la corsa andata in diretta su Raiuno. Sebastian l’ha uccisa dopo tre giri dietro ad Alonso e la safety car sbattendoci in faccia con arroganza la superiorità della sua Red Bull ch’egli sa guidare in modo magistrale, prendendo la testa per scomparire alla vista degli inseguitori (non mi viene altra definizione).
Fernando ha continuato ad illuminarla lottando col cuore e a mani nude contro l’artiglieria della McLaren che ha sparato ad alzo zero inviperita per essere stata costretta, per un lungo periodo, a perdere di vista l’obiettivo per l’interposizione sulla linea di tiro di un ex ferrarista che ha fatto sì la sua gara ma anche, non dolosamente, quella del team col quale ha conquistato cinque titoli iridati. Sebastian l’ha seppellita con rito funebre abbreviato snocciolando il rosario di terrificanti giri record, dando anche 1 secondo al giro all’improvvisato Enrico Toti di Maranello, scavando l’abisso che l’ha messo al riparo da qualsiasi tentativo di rimonta. Di chi?
La luce è rimasta accesa anche quando l’artigliere Button ha raggiunto e superato con facilità il fante spagnolo coraggiosamente incamminato verso il podio che ha difeso dalle ultime rabbiose cannonate dell’artigliere Lewis Hamilton che finalmente era riuscito a eliminare Schumacher.
Come ha detto il presidente Monzezemolo <<questa macchina purtroppo non è nata benissimo e anche con tutte le cure è difficile perché non corriamo da soli>>. Questa macchina si chiama Ferrari e la vorremo vedere sempre trionfare, anche lottando. Non subire, vanificando la lotta. L’hanno scorso dopo l’autogol dell’ultima gara che regalò il titolo a Vettel si profetizzò un 2011 in cui la Rossa avrebbe assecondato il suo destino. Essere un’auto vincente. Quest’anno, gara dopo gara, c’è stata prima un’arrampicata sugli specchi poi una rassegnazione filosofica <<prepariamo già l’auto del 2012>>.
Meno male che c’è Alonso. Ed a volte, come oggi, anche Massa. Meno male che gli uomini che stanno al volante della Rossa quando si spegne il semaforo si trasformano in leoni indomabili per difendere un terzo posto ed anche un sesto. Grazie anche ad alleati impensabili, come è stato Michael Schumacher che forte solo d’una esagerata velocità di punta della sua Mercedes ha lottato anch’egli come un leone per sfuggire alla frusta dei due domatori della McLaren. Hamilton la lezione l’ha ricevuta. Se l’ha imparata è bene per lui che si riteneva il dio dei sorpassi. (ore 18:30)