Nella Nona sinfonia in Re minore, Opera 19, ultima in ordine di tempo composta da Sebastian Vettel (Beethoven non si agiti nella tomba) è mancato, nella sua interezza, l’Inno alla gioia. In verità la gioia ha esondato nella notte di Singapore per la piena scatenata dalla nona vittoria stagionale e la 19ma di una carriera cominciata nel giugno del 2006 che si avvia inesorabilmente alla conquista del secondo titolo iridato. Per il bis anticipato c’è mancato 1 punto. Se Webber avesse mantenuto le premesse e non si fosse reso protagonista di una delle sue partenze più sciocche di questa stagione dietro le quinte e avesse contribuito  a realizzare la doppietta che la Red Bull aspettava, Sebastian Vettel avrebbe festeggiato con cinque gare d’anticipo il suo secondo titolo. A 24 anni! Il secondo posto di Button non lo ha permesso. Nell’Inno alla gioia della Nona Sinfonia di Vettel sono mancati due dettagli: i festeggiamenti iridati, il giro record che nell’inutile rincorsa finale Jenson Button gli ha strappato fermando il cronometro su 1’48”454.
Ci vediamo in Giappone per festeggiare. Quattro gare prima della conclusione della stagione che ha avuto Vettel dominatore assoluto, immagine vivente d’una Red Bull che il dominio sa come esercitarlo: 14 pole in 14 gare, 9 vittorie tutte di Vettel, 6 secondi posti (4 Vettel, 2 Webber), 6 terzi posti (tutti di Webber). In moneta sonante sono, ad oggi, 491 punti nella classifica iridata costruttori, 138 in più della McLaren, 223 in più della Ferrari e 377 in più della Mercedes, i tre team che alla vigilia della stagione in corso venivano accreditati come rivali temibili del team del re delle bibite con le  bollicine che “mettono le ali” Dietrich Mateschitz.
Team che si devono accontentare di quel che… passa il convento. La McLaren sa che può contare sul saggio Button che nei momenti necessari sa cavare dalla sua monoposto risorse insperate. Come sa che per lo svolgimento di  altre pratiche può fare affidamento su Lewis Hamilton, una sfasciacarrozze che non  rinuncia al ruolo di ribelle oltre misura.
La Ferrari continua ad affidarsi a Fernando Alonso. Nessuno meglio dello spagnolo sa affrontare nel corpo a corpo il nemico a mani nude. E continua a farlo con commovente impeto e buona sorte. Che manca a Felipe Massa il quale nella disperata ricerca del suo io (smarrito a conclusione della stagione 2008, quando nel suo Brasile fu campione del mondo e l’attimo dopo vide festeggiare Lewis Hamilton) non è aiutato dalla fortuna che quando può si gira dall’altra parte.
La Mercedes dopo la strabiliante stagione della Brawn GP conclusasi col doppio titolo piloti (Jenson Button) e costruttori ha ritenuto di doversi esporre in prima persona certa di potere continuare a scrivere la stessa storia, anche perché lo “scrittore” Ross Brawn è stato messo al comando dell’armata di Stoccarda. Nico Rosberg e Michael Schumacher sono encomiabili per impegno e dedizione. Ma anch’essi come i due della Ferrari combattono con armi spuntate. Le loro ancora più spuntate di quelle di Maranello.
Con queste armi anche a Singapore hanno lottato e per questo meritano gli stessi applausi che ha ricevuto Vettel. Con queste armi continueranno a lottare ma potranno solo accompagnare Vettel alla conquista del suo secondo titolo iridato. (ore 18:50)