Il tenore, applaudito e osannato, entra in scena carico di gloria e di carisma. Pronto a sedurre ancora il pubblico. “Se quel guerrier io fossi!” Michael Schumacher, 13 successi in stagione. “Se il mio sogno si averasse!” 13 successi in stagione e tra quindici giorni possibilmente 14 a sugello d’una stagione trionfale.
L’Aida di Sebastian Vettel, “forma divina” dell’esaltazione del giovanissimo eroe, “mistico serto di luce e fior” d’una vittoria solo annunciata, ha assistito incredula ed esterefatta alla… sconfitta del condottiero.
Il tenore ha steccato appena entrato in scena. Ma nessuno s’è l’è sentita di fischiarlo, neanche il loggione. “La vittoria e il plauso di Yas Marina tutta” non ci sono stati. Sebastian Vettel, per un capriccio del Destino, il suo magnifico Destino che lo ha preso per mano per accompagnarlo verso mete ad altri proibite, per un giorno ha vissuto da essere umano. Si è tolta la corazza con la dignità che solo un eroe può avere, ha sorriso al suo anfitrione Chris Horner ed ha seguito dal muretto della Red Bull la corsa che avrebbe premiato il pilota più frustrato e cocciuto della stagione che volge alla conclusione.
Lewis Hamilton aveva visto schizzare via come un proiettile Sebastian che in due curve lo aveva già lasciato al suo destino di inseguitore quando c’è stata la “stecca” al primo do di petto sul secondo cordolo. Hamilton è passato in pochi attimi dallo scoramento all’esaltazione. Ed ha interpretato il ruolo di Sebastian Vettel. Anche bene considerati i risultati: in testa dal primo all’ultimo dei 55 giri, ha dato 8”457 di distacco a Fernando Alonso, 25”881 al compagno di squadra Jenson Button, 35”784 a Mark Webber, 50”678 a Felipe Massa, 52”317 a Nico Rosberg, 1’15”964 al guerriero che oggi avrebbe voluto essere Vettel, quel Michael Schumacher che ancora una volta si è dovuto arrendere alla giovanile esuberanza del compagno di squadra che l’ha preceduto al traguardo.
L’occasione sfruttata da Hamilton (terzo successo in stagione, come Button), l’occasione mancata da Alonso. Fernando continua a servire la Signora in Rosso col coraggio d’un cavaliere d’altri tempi. Con una monoposto visibilmente inferiore alla McLaren è riuscito a superare Button, a domarlo, a distanziarlo prepotentemente (quasi 18 secondi tra i due al traguardo); ha inseguito come un ombra, purtroppo poco minacciosa, Hamilton per tutta la gara non facendosi prendere più 3-4 secondi, all’ultimo pit stop rimasto in pista due giri in più del rivale ha tentato la rimonta della disperazione nel momento in cui è passato in testa. Tutto inutile. Alla Ferrari manca quello spunto, quei decimi in più che in questo momento ha la McLaren. Avrebbe potuto ieri bissare il successo ottenuto in Gran Bretagna in luglio. Gli rimane la soddisfazione d’essere salito sul podio ben 10 volte quest’anno pur non potendo lottare ad armi pari.
L’ultimo obiettivo possibile è ancora nel mirino di Alonso. Con i punti presi oggi tra lui e Button ci sono 10 fiches da giocare alla roulette di San Paolo nell’ultimo giro della pallina che assegnerà il secondo posto nella classifica iridata. Sappiamo che l’eterno quinto in griglia (otto volte quest’anno) si trasforma in uomo da podio. Bisogna tenere dietro Button, come oggi, ma molto dietro. Massa, se ci sei (almeno a casa tua!) batti tre colpi. Proprio oggi Felipe ha mostrato antichi stimoli ed ha lottato con Button per arrivare sul podio e poi con Webber. E’ stato perdente, coraggiosamente (finalmente) perdente. La torcida di Interlagos gli chiede il… miracolo.

NO COMMENTS

Leave a Reply