Non è vero che “anche i ricchi piangono”

Non è vero che “anche i ricchi piangono”

0 2

Il giorno dopo. Calcolare per avvilire di più. Ognuno di noi ha già fatto i suoi calcoli ed ha capito in quale misura, con buona approssimazione, contribuiremo per salvare l’Italia e l’Europa. Ma volete che le associazioni dei consumatori non ci mettano di fronte a realtà più preoccupanti? L’aumento dell’Iva, anche sul latte, e il possibile rincaro della benzina, e poi la stangata delle tasse sulla casa dovuta al ritorno dell’Ici e all’aumento degli estimi: secondo Adusbef e Federconsumatori per il salvataggio una famiglia media (padre, madre e un figlio, reddito netto complessivo di 32mila euro, risparmi in banca per 50mila euro) dovrà sborsare ogni anno, a partire dal 2014, 1.173 euro in più, esborso che sale a 3.204 euro all’anno se si tiene anche conto, come si deve, delle manovre già fatte dal governo Berlusconi. C’è chi come la Cgia di Mestre (Associazione artigiani piccole imprese) che calcola che la tassa Monti dovrebbe attestarsi a 635 euro l’anno.
Sia come sia la preoccupazione del salvataggio non c’è l’hanno i ricchi. Perché non è vero che “anche i ricchi piangono”. Constatazione che facciamo dopo le notizie che ci giungono dall’Ocse secondo la quale in Italia aumenta il gap tra ricchi e poveri, il reddito si accentra sempre più nelle mani delle fasce più elevate e la mobilità sociale zoppica. Nel suo rapporto su crisi e diseguaglianze economiche l’Ocse ci fa sapere che il salario medio del 10% più ricco nel Bel Paese è oltre dieci volte quello del 10% più povero, 49.300 euro contro 4.877, e il divario è aumentato rispetto agli anni Novanta, quando il rapporto era di 8 a 1.
La colpa sarebbe delle dinamiche del mondo del lavoro italiano degli ultimi decenni, con l’aumento degli impieghi atipici o precari. Bella spiegazione!
Come altrettanto bella, ma anche esilarante, è la ricetta proposta dall’Ocse. Sentite: in primo luogo interventi sul mercato del lavoro con la creazione di “posti qualitativamente e quantitativamente migliori che offrano buone prospettive di carriera e la possibilità concreta di sfuggire alla povertà; revisione del sistema fiscale, che vada a colpire in modo più mirato i super-ricchi, in modo che contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri impositivi.
Il professor Monti è convinto d’averci messo su questa strada. Fino a prova del contrario crediamo al professor Monti. (ore 10:00)

NO COMMENTS

Leave a Reply