Dalla 17ma Conferenza sul clima non ci aspettavamo provvedimenti drastici. Non perché non siano necessari ma perché ci rendiamo conto che mettere d’accordo 195 Paesi è utopistico. Non ci aspettavamo però neanche la solita pilatesca risoluzione. Una presa in giro che rinvia ancora. L’accordo raggiunto in extremis prevede una tabella di marcia per arrivare a un trattato globale sulla lotta ai cambiamenti climatici entro il 2015, che entrerà in vigore nel 2020, dopo il 2012 ci sarà anche un Kyoto2 a fare da ponte verso il trattato globale, ma vi aderiranno solo l’Europa e alcuni Paesi industrializzati perché Canada, Giappone e Russia si erano già chiamati fuori da un’estensione del Protocollo.
Giustificate le critiche delle organizzazioni ambientaliste.Il Wwf ha evidenziato che si tratta di un accordo “debole” e privo di “ambizione” per il rinvio delle decisioni importanti sul dopo-Kyoto. Critici anche i rappresentanti delle piccole isole, le più minacciate dai cambiamenti climatici, che chiedevano un testo più forte in grado di mantenere sotto i due gradi l’aumento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali. Che è la soglia indicata dagli scienziati per evitare sconvolgimenti che sarebbero senza ritorno.
Invece sono stati non solo dilazionati i tempi stretti e gli impegni più stringenti per innalzare il livello di riduzione dei gas serra ma non si è neanche definito l’aspetto giuridico del trattato che dovrà aspettare per essere negoziato.
E’ sorprendente che il presidente della Conferenza Maite Nkoana-Mashabane chiudendo i lavori abbia potuto esclamare <<abbiamo fatto la storia>>. Non posso pensare che non sappia che gli Stati Uniti, uno dei più grandi inquinatori al mondo, si sono chiamati fuori dalla vicenda e non hanno mai ratificato il primo trattato di Kyoto.
Il Pianeta Terra è malato? Sì, però… campa cavallo che l’erba cresce. (ore 17:00)

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