Al Salone di Detroit Sergio Marchionne con alcune dichiarazioni aveva messo in subbuglio il mondo dell’auto. La contromossa di General Motors che si è alleata col Gruppo Psa, ovvero Peugeot-Citroen, non è un un fulmine a ciel sereno. Fulmine sì, ma in un cielo denso di nubi minacciose che non promettono niente di buono per l’industria dell’auto soprattutto in Europa. Gm, quindi, dopo il matrimonio fallito 10 anni fa col Gruppo Fiat, ad opera di Marchionne, si è per così dire presa la rivincita acquisendo il 7% di Psa e diventando il secondo azionista dopo la famiglia Peugeot, azionista di controllo con circa il 31% del capitale.
Così mentre a Marchionne che puntava ad un’alleanza col gruppo francese che andasse al di là dell’accordo attuale (per i veicoli commerciali) non resta che volgere lo sguardo ad Oriente, General Motors e Psa hanno gettato le basi per ricavare il massimo profitto da questo “fidanzamento”: i francesi in risposta all’acquisto del 7% delle azioni da parti degli yankee lanciano un aumento di capitale da un miliardo di euro; l’accordo operativo dalla seconda metà dell’anno in corso avrà come effetto il risparmio di 2 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5 anni; condivisione di piattaforme, componenti e tecnologie per produrre i primi veicoli in comune dal 2016 per ottenere la leadership globale nelle auto compatte di segmento B e D (in Europa Gm controlla Opel/Vauxhall e si “muove” benissimo con Chevrolet); creazione di una joint venture per gli acquisti di materie prime e componenti con un potere d’acquisto di 125 miliardi di dollari all’anno.
Entusiasmo ma punti fermi, almeno al momento. Il numero uno di Gm, Dan Akerson si è premurato a precisare che <<è un’alleanza non una fusione; le sinergie in aggiunta ai nostri piani indipendenti mettono Gm nella posizione di avere una redditività sostenibile a lungo termine in Europa>>. Il Ceo di Psa, Philippe Varin, si è dichiarato convinto che il suo gruppo <<è pronto a raccogliere tutti i benefici di questo accordo>>. Nel coro a due voci si sono prontamente inseriti i sindacati tedeschi  che prima di questo accordo avevano ricevuto il duro avvertimento di Akerson di non respingere i tagli programmati (Gm sta valutando la chiusura di stabilimenti in Germania dove impiega circa 3.100 lavoratori e in Gran Bretagna dove ne ha 2.100) <<è un accordo che contiene molti rischi per i lavoratori delle fabbriche Opel in Germania>> e il ministro  dell’industria francese  Eric Besson <<i posti di lavoro in Francia non si toccano>>.
Marchionne è stato costretto a mollare la presa su Opel (ma l’ha rivolta con profitto su Chrysler) ora  rinuncerà a… tentare ancora Psa? Non datelo per scontato. Intanto il Nostro incassa il giudizio degli  analisti che negli Usa hanno commentato l’accordo Gm-Psa: <<Gli accordi tra le Case automobilistiche alle prese con gli stessi problemi (prezzi in caduta e volumi in contrazione; Peugeot in perdita per 1,65 miliardi nel 2011; Opel/Vauxhall  con perdite orrende, così definite da Akerson, che dal 1999 ha chiuso in rosso con un buco complessivo di 14 miliardi di dollari; ndd) non posano su basi solide. La maggiore parte delle grandi alleanze è fallita. Complessivamente quello dell’auto non è un settore dove ci sia la più alta percentuale di successo>>. Ma il giudizio vale anche per Fiat-Chrysler?
General Motors, quindi, è riuscita a salvarsi dalla bancorotta, ristrutturandosi grazie ai 50 miliardi di 
dollari ricevuti dal governo Usa, azzerando i debiti e tagliando drasticamente il costo del lavoro, e dopo essere risalita sul tetto del mondo nel quale per due anni era rimasta Toyota, torna a recitare un ruolo da grande protagonista. Con un ritorno in Europa che sconvolgerà piani e alleanze (Psa ha una cooperazione con Bmw per i motori a benzina, con Fiat e Tofas per i veicoli commerciali, con Ford per i motori Diesel).
Tutto cambia affinché nulla cambi. La “filosofia” di Tomasi di Lampedusa nel “Gattopardo” ha nell’industria dell’auto un principe di Salina che si chiama Dan Akerson e un cavalliere Chevalley che risponde al nome di Sergio Marchionne.