Il risiko di Termini Imerese sta mettendo l’unico giocatore di fronte ad opzioni di gioco che oggi più di ieri presenta ingrediendi da azzardo.
DR Motors che nelle intenzioni, solo nelle intenzioni perché di fatto fin oggi Massimo Di Risio non ha messo piede nell’ex stabilimento Fiat  (dismesso a dicembre) perché la banche tacciono, si trova a dovere fronteggiare realtà che continuano a lasciarmi perplesso e casomai sempre più convinto che il Nostro abbia fatto il passo più lungo della gamba.
DR Motors nel 2011 ha venduto 2.920 unità, -40,78% sulle 4.931 del 2010. Unità che l’imprenditore molisano assemblea a Macchia d’Isernia importando pezzi dalla Cina. Ai dipendenti di questo stabilimento non vengono pagati gli stipendi di gennaio e febbraio e i lavoratori hanno ripreso le proteste perché continuano a non ricevere assicurazioni sul loro futuro.
A settembre 2011 il fatturato della DR Motors è stato di 16,4 milioni di euro, con costi per 26,5 milioni, perdite per 11,4 milioni, debiti per 67 milioni di cui 30 entro 12 mesi.
Dr Motors nel progettare di succedere a Fiat a Termini Imerese allo stato attuale dei fatti può contare di produrre le quasi 3.000 auto che ha venduto l’anno scorso (spostando la produzione da Macchia d’Isernia?). Numero insufficiente per bilanciare l’onere dei 1.200 lavoratori ex Fiat in cassa integrazione che dovrebbe assumere. Con quale garanzia?
Ecco perché le banche Intesa Sanpaolo, Mps e Unicredit tacciono. Dovrebbero dargli circa 100 milioni che seppure garantiti al 90% dalla Regione Sicilia non sono bruscolini. Le banche ragionano da banche e col risiki hanno poco da spartire. Anzi. Per cui lo stallo rimane. Dal finanziamento dipende l’ingresso nel capitale di due fondi di private equity con 20 milioni di euro (pari al 15%) e lo stabene dell’advisor pubblico Invitalia al progetto definitivo.
Al tavolo del risiko rimane solo Massimo Di Risio, gli altri giocatori continuano a rimanere, saggiamente, fuori. (ore 18:15)

NO COMMENTS

Leave a Reply