A caval donato non si guarda in bocca

A caval donato non si guarda in bocca

A caval donato non si guarda in bocca. Dei regali dobbiamo sempre essere grati, anche se di scarso valore. L’età di un cavallo si giudica guardando lo stato della sua dentatura. Lo stato e non il numero dei denti. Non lo sapeva quel ragazzotto di campagna che andò al mercato ad acquistare un cavallo, e poiché il padre gli aveva raccomandato di osservare bene i denti dell’animale, si indignò nei confronti del mercante dicendogli: “Mi volete imbrogliare! Vendermi un cavallo di quarant’anni!”. Tanti infatti sono i denti del cavallo adulto. E il ragazzotto li aveva contati.
Il nostro ragazzotto si chiama Fernando Alonso e di cavalli nella sua Ferrari ne ha 700. Lui sa bene che conta lo stato e non il numero dei denti dei suoi 700 cv. E lo stato lo fa indignare di più dell’anno scorso perché continua ad essere… imbrogliato. E lui lo ha detto oggi dopo la gara senza alcuna diplomazia: <<Siamo un secondo più lenti degli altri>>. Come l’anno scorso. Perché la Ferrari nell’interpretare il nuovo regolamento ha preferito soluzioni aerodinamiche che nei test invernali non si sono rivelate adatte e da quel momento è cominciata la corsa ansiosa verso correttivi risolutivi. Che non si sono trovati. Tant’è che Montezemolo per primo alla vigilia ha ammonito <<dovremo soffrire per le prime quattro gare>>.
A caval donato non si guarda in bocca. La Ferrari prende il regalo che non è di scarso valore e che ancora una volta le ha fatto il ragazzotto spagnolo a conclusione di una gara in cui è successo di tutto e di più per potere “comprare” questo primo regalo che anzi senza la safety car sarebbe stato ancora più… ricco, ai piedi del podio.
Nessuno recrimina, ovviamente, per un quarto posto mancato perché il quinto è moneta sonante che la Ferrari deve mettere in banca e cercare di ottenere il massimo degli interessi nel conteggio finale che un costruttore in conclusione di stagione deve fare. Anche perché se c’è un ragazzotto che elargisce regali senza ottenere in cambio quel che vorrebbe, una monoposto in grado di competere con le più forti, ce n’è un altro che già sente la pressione del fallimento e non riesce a dare neanche segni di riconoscimento. Nessuno lo aiuta, tanto meno gli avversari, ovviamente. Il ragazzotto Felipe Massa non ha il carattere del condottiero che trascina del compagno di squadra e una macchina già depressa lo fa crollare nello sconforto totale.
Quinto posto e 10 punti di incoraggiamento. Lasciamo da parte la facile retorica che Alonso è stato autore di una partenza super e che il quinto posto se l’è preso risalendo dal dodicesimo. C’è chi ha fatto anche meglio: Kobayashi sesto dal 13mo, Raikkonen settimo dal 17mo, Perez ottavo dal 22mo. Senza dimenticare Vettel secondo dal quarto posto di partenza. Nel complessivo della partita doppia McLaren-Red Bull, considerazioni a parte sul rapporto di forze sul quale si discuterà salvo poi cambiare le conclusioni ricevendo i riscontri del prossimo gran premio (domenica prossima in Malesia), le due scuderie hanno bilanciato i conti che non tornano solo per Hamilton che partiva dalla pole ed ha concluso al terzo posto.
Se poi pensiamo che la Mercedes non ha ricevuto neanche in minima parte l’incoraggiamento che è stato dato alla Ferrari, possiamo considerare la prima gara una stazione in cui ci siamo fermati per prendere un rinfresco e continuare il lungo viaggio appena iniziato. Sperando che le prossime tre non siano le stazioni della via crucis annunciata da Montezemolo. Fossero tutte come quella di oggi ci metteremmo la firma.

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