Alonso e Perez miracolosamente alla mete

Alonso e Perez miracolosamente alla mete

Per definizione miracolo è un evento difficilmente spiegabile secondo cause conosciute e quindi attribuito ad un intervento soprannaturale che appare svolgersi in contrasto con le leggi naturali. Nel Gran Premio di Malesia il miracolo lo ha fatto la pioggia o è da attribuirsi ai taumaturghi Fernando da Oviedo e Sergio da Guadalajara? La risposta più vicina ad una realtà spiegabile è: entrambi, pioggia e taumaturghi Il miracolo consiste nel fatto che sul podio, illuminati dalla gloria, sono apparsi Fernando Alonso e Sergio Perez per la commozione e la gioia dei loro fedeli che per un’ora e mezza al riparo dalla pioggia nei box li avevano seguiti sugli schermi del circuito interno increduli e stracolmi di speranza. Soprattutto di fede che quei due davanti ce l’avrebbero fatta.
Nella giornata del miracolo Ferrari e del miracolo Sauber, che di Ferrari ha lo stesso motore, ritengo un segno del destino Fernando Alonso e Sergio Perez partecipi della stessa gloria. Il destino che vuole (e da ieri grida questa sua scelta) il pilota messicano “allievo” dell’Accademia Ferrari al volante di una Rossa. Quell’altra Rossa che continua a disertare la scena dei protagonisti, che è gemella di quella anch’essa sofferente e precaria che pure riesce a compiere, se necessario, anche il miracolo della vittoria impensabile perché non supportata da alcun ragionamento logico.
La logica, la storia della Formula 1 insegna, sui circuiti a volte non conta neanche in minima parte. L’illogico, l’irrazionale, l’inspiegabile può accadere se si combinano insieme e spontaneamente gli elementi necessari all’evento eccezionale.
A Sepang c’è stata la “tempesta perfetta” che due timonieri, inconsapevoli che sarebbero stati accomunati nella gloria, hanno saputo sfruttare magnificamente assecondati dai rispettivi equipaggi in ogni fase delle manovre necessarie per navigare mentre gli altri affondavano. La “tempesta perfetta” ha affondato la McLaren, che è riuscita a salvare Hamilton pur avendolo paradossalmente costretto al naufragio in momenti di paranoia generale; la Red Bull, che si è aggrappata con Webber ai rottami della barca di Vettel per tenere a galla quanto possibile; la Mercedes che di rottami ne raccoglie quanti ne vuole per ricomporre una barca che sia in grado di tenere il mare della gara come quello delle qualifiche.
Nell’estasi di Ferrari e Sauber entrano per un godimento che spetta loro di diritto Kimi “Iceman” Raikkonen, le “comparse” Bruno Senna, Paul di Resta, Jean-Eric Vergne e Nico Hulkenberg (classificatisi dal quinto al nono posto), la Lotus, la Williams, le due Force  India e la Toro Rosso che  a turno hanno superato l’altra Ferrari, quella con Felipe Massa, come fosse stata una Marussia e o una Caterham.
Perez avrebbe potuto superare Alonso? Non ho dubbi, sì. La Ferrari sull’asciutto è tornata la Ferrari con i limiti di oggi che non possiamo ignorare. La Sauber girava 1 secondo più veloce. Questo più che un miracolo è un mistero. E’ stato l’errore alla “esse” ad evitare l’arrembaggio finale o il messaggio del team radio che  ha avvertito “per noi va bene il secondo posto”? Di fatto una rinuncia. Perché? Forse perché nella gerarchia dei santi conta di più quello di Oviedo. O in questo caso il miracolo lo ha fatto la …“madonna” di Maranello? Alonso leader della classifica iridata dopo 2 gare godiamocelo fino a Shanghai. (ore 18:20)

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