La tigre anfibia della Malesia, Fernando Alonso, è rimasta a Sepang. C’è rimasto anche il mancato domatore messicano, Perez Speedy Gonzales. La distanza tra Sepang e Shanghai non si misura solo in chilometri ma in sensazioni. Nel Circus, che è quello di prima, la scena l’ha presa un dragone della Cina attorno al quale si sono affannati in inutili tentativi diversi domatori.
Corsi e ricorsi. Tre gare, tre vincitori diversi. Due, non partiti dalla pole, Button in Australia e Alonso in Malesia, il terzo di oggi, Rosberg, vincitore annunciato in pole, tutti figli della dea “Sorpresa”. La quale continua a cambiare il volto alla stagione di F.1 caricandola sempre di nuovi interessi. In tre gare anche il passaggio di testimone a tre leader diversi nella classifica piloti. L’ultimo è Lewis Hamilton che ha preso il posto di Fernando Alonso che era succeduto a Jenson Button. Sorpresa è stata la prima di Button che ha battuto il compagno di squadra partito dalla pole. Sorpresa è stata quella di Alonso che nella tempesta tropicale di Sepang era riuscito a trasformare in natante la sua Ferrari. Sorpresa è quella di Rosberg perché la Mercedes temibile solo in qualifica ha finalmente smesso le vesti di bella senz’anima in gara. Altro che!
Per quanto agevolato dalle circostanze (Button e Alonso chi non ha avuto agevolazioni alzi la mano), ovvero l’amnesia del meccanico che ha penalizzato Button al terzo pit stop, Nico Rosberg e la Mercedes hanno dominato la gara di Shanghai nonostante l’azzardo dei due cambi gomme. Proprio le gomme, ieri croce oggi delizia della Mercedes, hanno consentito al giovane pilota tedesco di fare il vuoto. 20”6 di distacco a Button, 26” ad Hamilton, 27”2 a Webber, 30”4 a Vettel. Sono differenze cronometriche da dominio autentico, mica da stiracchiata o la va o la spacca.
Probabilmente, se prima di quello McLaren, non ci fosse stato un precedente caso di amnesia al box Mercedes anche il “vecchio” Schumi avrebbe potuto raggiungere finalmente il podio accanto al compagno di squadra nella giornata radiosa della Stella di Stoccarda la cui cometa ha illuminato la griglia e il traguardo 57 anni dopo la pole e il successo di Juan Manuel Fangio, allora 44enne (un anno in più dello Schumi oggi) nel Gran Premio d’Italia.
Nei corsi e ricorsi di famiglia Nico scrive la parola “vittoria” molto prima del padre, a 27 anni ma nella settima stagione di partecipazione alla F.1 (ha esordito nel GP Bahrain del 2006). Keke vinse per la prima volta a 34 anni (Gran Premio di Svizzera) nella quinta stagione della sua carriera, quel 1982 in cui vinse anche l’unico titolo iridato.
Riscontri di corsi e ricorsi di questo inizio di stagione ce ne sono per tutti. La Ferrari questa volta neanche con Alonso è riuscita ad ottenere oltre i suoi meriti. Tre pit stop, Alonso dirà tattica sbagliata, che non ha pagato. Penalizzando Massa più dello spagnolo. Il brasiliano ci pensa da sé a dare il peggio, non c’è bisogno che al box gli forniscano aiutini. Tre gare zero in condotta e profitto.
La McLaren anch’essa con la strategia delle tre soste ha immolato sull’altare della dabbenaggine le poche chances che aveva in partenza. La Red Bull nel ricordo dell’invincibile armata ha proiettato Webber dal sesto posto di partenza al quarto ma soprattutto Vettel dal 15mo dov’era sprofondato al quinto. Un buon viatico sulla strada del ritorno.
La Lotus col risico dei 2 pit ha penalizzato Raikkonen, in sette giri dal secondo al 14mo posto, ma recuperato Grosjean, sesto partito dal decimo posto.
Gli eroi di giornata sono a casa Williams: Senna settimo, partito14mo; Maldonato ottavo, dal 13mo posto entrambi con 2 pits. (ore 19:25)