Ferrari, aspettando il Gran Premio di Spagna

Ferrari, aspettando il Gran Premio di Spagna

Un campionato bislacco e dispettoso. Non ti dà un appiglio per costruire una teoria che possa resistere più di una gara. Mutevole e imprevedibile come il vento del deserto nel quale oggi, contro ogni logica, si è svolto il quarto gran premio della stagione. Quattro gare, quattro vincitori, quattro podi inediti, quattro leader della classifica piloti dall’Australia al Bahrain. Analogie ci sono solo nelle vittorie di Rosberg in Cina e quella di oggi di Vettel in Bahrain: entrambi i piloti sono partiti dalla pole position. In Australia dalla pole è partito Hamilton ed ha vinto Button, in Malesia alla corda è partito ancora Hamilton ma il successo è andato ad Alonso.
Le attese di oggi non state glissate già sabato con la perentoria pole position della Red Bull di Sebastian Vettel che è tornata improvvisamente a fare quel che ha fatto nei due anni in cui ha conquistato i due titoli iridati: l’assopigliatutto. Ovviamente aspettando conferme in Spagna dove si gareggerà il 13 maggio. Accenno una timida convinzione: Adrian Newey e Rob Marshall hanno identificato le carenze della monoposto e con alcuni accorgimenti di affinamento aerodinamico le hanno eliminate. Sotto certi aspetti il recupero della scuderia delle bollicine che mettono le ali può non essere considerato la sorpresa della giornata. Anzi è arrivato tardi rispetto al percorso, seppure breve, che il campionato ha fin qui compiuto. La sorpresa è che nel deserto riescano a nascere i fiori di Lotus che è una pianta acquatica. Una sbocciatura, forse, anche questa tardiva i cui germogli hanno stentato a maturare. Grosjean terzo in seconda fila nella gara d’apertura poi ritiratosi per un incidente appena partita la corsa, Raikkonen in nona ma settimo al traguardo. Grosjean quinto in terza fila in Malesia ma ancora ritiratosi al terzo giro per un testa-coda, Raikkonen nono in quinta fila e quinto al traguardo. Raikkonen quarto in seconda fila in Cina e 14mo al traguardo tradito dalle gomme negli ultimi sette giri, Grosjean decimo in quinta fila e sesto al traguardo. James Allison, direttore tecnico, e Martin Tolliday, capo progettista, come i loro colleghi della Red Bull hanno individuato le carenze e le hanno eliminate. Se Iceman fosse riuscito a superare Vettel ed a vincere nessuno si sarebbe meravigliato.
La Mercedes mangiagomme è stata curata con la dieta preparata dal direttore tecnico Bob Bell e dai responsabili tecnici Aldo Costa (silurato dalla Ferrari) e Geoff Willis e dopo l’exploit di Rosberg in Cina ha oggi con entrambi i piloti confermato i progressi.
McLaren è il team partito con le maggiori chances di successo ma in quattro gare ha raccattato meno di quanto potenzialmente può. Non perché la monoposto non sia adeguata.
La Ferrari dei 45 punti che ha dopo 4 gare 43 li deve solo ad Alonso, ieri finalmente sono arrivati 2 punti dal nono posto di Massa. Ovviamente grazie alla stupefacente vittoria di Fernando ottenuta in Malesia per la concomitanza di una lunga serie di circostanze favorevoli, irripetibili. La difesa a oltranza è servita fin oggi a non perdere anche la faccia. Come tifoso della Rossa sono preoccupato: il pacchetto di novità portato in Cina che costituiva la base della Ferrari diversa che dovremmo avere sin dal prossimo gran premio si è rivelato fallimentare. Messo da parte. In che misura Pat Fry (telaio), Luca Marmorini (motori) e Nikolas Tombazis (capo progettista) riusciranno a rimediare? Aspettiamo Barcellona. E poi? (ore 20:00)

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