L’E.T. della laguna di Hockenheim si è trasformato in un velenoso re scorpione. Al giro di boa della stagione ha con un colpo di coda colpito a morte il campionato. Fernando Alonso è l’unico pilota che ha vinto 3 gare su 10 e che è sempre andato a punti nelle stesse occasioni. Oggi l’effetto dirompente è un salto in alto con l’asticella a 154 punti. Tanto più dirompente se avrà, ed è possibile che sia così, effetti collaterali condizionanti per gli altri piloti impegnati nella corsa al titolo iridato piloti. Che allo stato attuale rimangono solo due, compagni di squadra amici-nemici di vecchia data pronti a farsi lo sgambetto al momento opportuno (squadra permettendo). 
Mark Webber nella classifica iridata dopo 10 gare è secondo con 34 lunghezze di ritardo, Sebastian Vettel, retrocesso da secondo a quinto nell’ordine d’arrivo (segnale preoccupante di nervosismo), è terzo con 44. Non sono distacchi definitivi ovviamente ma costituiscono la premessa per un cambio di posizioni tra le forze armate dislocate sul campo di battaglia.
Il sole di Hockenheim può essere considerato per Alonso come il sole di Austerlitz per Napoleone. Dal punto di vista dell’arte militare, Austerlitz è stata una battaglia unica nel suo genere, il colmo della finezza in quanto Napoleone non manovrò la sua armata, ma indusse il nemico a portarsi nelle posizioni che lui stesso aveva scelto. Con Austerlitz Napoleone realizzò il suo straordinario capolavoro di condottiero e il famoso sole di quella giornata ne ha illuminato la fama.
E’ accaduto a Hockenheim quel che solo parzialmente era avvenuto a Silverstone. Il Napoleone della Ferrari ha prima sbaragliato le armate nemiche sotto la pioggia delle qualifiche e oggi le ha costrette alla resa incondizionata costringendole da quì in avanti ad affrontare le prossime dieci battaglie partendo da posizioni vulnerabili rispetto a quelle munitissime della prima parte del campionato.
Tutto da decidere il campionato piloti ma Fernando Alonso riparte già domenica prossima sull’Hungaroring con la consapevolezza che la Ferrari è ora una monoposto che fa paura. Prima faceva ridere e lui l’ha tenuta sulla linea di sopravvivenza. Oggi la porta trionfalmente al traguardo con l’arte magistrale del pilota che guarda e legge dentro la gara giro dopo giro e trova gli adattamenti necessari per rimanere in testa. Resta il neo di Silverstone. Ma tutto sommato oggi lo possiamo ritenere un neo che abbellisce come quello posticcio che mettevano le nobildonne veneziane d’altri tempi.
Nessuno però ritenga spacciata la Red Bull e men che meno si ritenga domata la McLaren, i cui piloti comunque sono irrimediabilmente fuori dalla corsa iridata. Sono due squadre che hanno tecnici in grado di sorprendere, di mordere, in grado di togliersi lo sfizio di mettere il bastone tra le ruote del facile e fuorviante ottimismo.
Una Ferrari con un Felipe Massa non a mezzo servizio potrebbe aspirare anche al titolo costruttori. Ma non siamo incontentabili. Pensare di annullare il gap di 61 punti che divide la Signora in Rosso dalla Red Bull col solo Alonso è utopia pura se Vettel e Webber al contrario nel bene e nel male fanno punti insieme. La McLaren e la Lotus, da parte loro, sono da un paio di gare in piena bagarre per il terzo posto. Sgomitano per accaparrarselo per ora divise da un esile punto.
Avanti così. Tra nuove certezze e piani di rivincita.