Se Sparta piange Atene non ride. Se. Ma Sparta non ha motivo di piangere, chiude le munitissime porte della città in faccia agli ateniesi, che per parte loro non hanno motivo di ridere, e va in vacanza per godersi un lungo e meritato periodo di riposo in attesa di riprendere il 2 settembre le ostilità con i nemici di sempre.
Chi avrebbe detto e scritto che a questo punto della stagione Fernando Alonso si sarebbe trovato in testa alla classifica piloti in una posizione così privilegiata da potere guardare alle restanti nove gare con relativa tranquillità? Il pilota di Oviedo ha tenuto in linea di galleggiamento una barca che faceva acqua da tutte le parti, ha evitato naufragi irreversibili, ha sfruttato al massimo le occasioni che gli sono state offerte o che si è procurato mandando in confusione gli avversari che alla vigilia erano indicati come i dominatori della stagione. Red Bull in testa, McLaren a seguire.
Nella valutazione obiettiva e serena dei fatti ungheresi, che consentono allo spagnolo di fare festa per i suoi 31 anni compiuti proprio oggi, anche sull’Hungaroring Fernando è riuscito a ricavare il massimo profitto dalle circostanze che gli sono state offerte. Nella fattispecie dalla Red Bull. Che non fa più paura a nessuno. Anzi sì. La Red Bull fa paura alla Red Bull. Perché consapevole di non essere il tritacarni delle due passate stagioni ricorre a sotterfugi tecnici al limite del regolamento, oppure si affida, sbagliando, a piani B che funzionano meno dei piani A. Vettel partito terzo è arrivato quarto, Webber ottavo partito 11mo ma perdendo la posizione su Alonso che aveva superato e che ora lo ha messo a 40 punti (ne aveva 34). Cosa speravano di concludere facendo tre pit stop contro i due degli altri?
Per il resto Alonso deve solo metabolizzare quel che è accaduto in un contesto evolutivo che dall’Australia all’Ungheria ha presentato realtà diverse che nella loro valenza si sono annullate come forze uguali e contrarie. Senza sottovalutare nessuno, come fin qui ha fatto. Per sette gare ci sono stati sette diversi vincitori. In quelle sette gare Fernando ha ottenuto una vittoria, un secondo e un terzo posto e poi sempre a punteggio. A seguire due vittorie, che hanno rotto gli equilibri, e ieri una pausa di… riflessione (quinto). Nessuno come lui.
I guadagni di Hamilton, Vettel e Raikkonen, allo stato dei fatti irrilevanti, devono essere considerati nella prospettiva di un campionato che non cambierà la falsariga di svolgimento nella quale Alonso potrà continuare a prendere quel che gli viene offerto o che si procura.
Soprattutto in considerazione del fatto che la Lotus potrà continuare a svolgere un ruolo di disturbo che tutto sommato potrà ancora essere utile alla causa iridata di Alonso. Un po’ meno della Ferrari che è stata rimessa dietro, al quarto posto, da McLaren e appunto Lotus, seconda e terza nella classifica  costruttori.
Si è spenta la Stella (di Stoccarda) si è riaccesa una stella: Kimi Raikkonen (che i rumors ridanno in Ferrari nel 2013 al posto di Massa). La vittoria di Hamilton era una vittoria annunciata e meritata. La vittoria mancata per 1” da Iceman è stata la dominante della gara che il finlandese ha condotto da par suo, alla Raikkonen, il martellatore d’altri tempi. Emblematico il sorpasso di Grosjean nel rientro del secondo pit stop: ragazzino fatti da parte e fammi lavorare. E il ragazzino ha tentato di resistere ma ha capito subito ch’era meglio rinunciare. Iceman sì, ma ghiaccio bollente in una stagione fin qui superba (tre secondi posti, due terzi e poi sempre a punti tranne in Cina).