Se è stata applicata la dantesca legge del contrappasso è stato sbagliato luogo e destinatario. Se la pena inflitta deve richiamare la colpa commessa, per analogia o per contrasto, che colpa ha Fernando Alonso se fin oggi aveva usufruito in larga misura delle disavventure dei diretti avversari per rimanere leader della classifica piloti sempre con buon margine di sicurezza sul più vicino antagonista? Nessuna colpa. Ha preso. Poteva forse rinunciare? A Suzuka, primo momento topico del finale di stagione, è toccato a lui messo fuori dall’ex ferrarista Raikkonen capitato anch’egli nel caos dell’autoscontro della prima curva di Suzuka dalla quale Fernando stava cercando di uscire davanti a molti altri come in altre occasioni gli era riuscito.
Avrebbe potuto fare, condizionale d’obbligo ragionevolmente supportato dalla prestazione della Ferrari di Massa, la sua solita gara in difesa del primato che non ha potuto fare ed ora si trova lo scatenato Sebastian Vettel a soli 4 punti. Senza nulla togliere alle chances che possono ancora avere Raikkonen ed Hamilton il finale di stagione si delinea piuttosto come un duello a due, Fernando contro Sebastiano appunto.
Il tedesco depositario della verità dei numeri indiscutibili per merito di una Red Bull ritornata dittatoriale. E’ l’unico pilota in questa stagione ad avere vinto due gare di seguito. A Suzuka ha fatto registrare il grande slam di pole position (1’30”838), gara (1h20”56”242) e giro in gara (1’35”774) che sono entrambi nuovi record della pista, tenendo conto che nonostante gli ammonimenti del muretto  (risparmia le gomme, tanto stai stravincendo), è passato da 1’36”630 a 1’36”466 prima di arrivare a tre giri dalla conclusione a 1’35”774.
20”6 il distacco di Felipe Massa, 24”5 a Kobayashi (giapponese sul podio di Suzuka 22 anni dopo Aguri Suzuki), 25” a Jenson Button, 46”4 a Lewis Hamilton, 50”4 a Kimi Raikkonen.
Adrian Newey ha impiegato 13 gare per  ridare alla Red Bull la forza perduta. A Singapore ha dimostrato d’avere ritrovato la giusta via ed ieri ha confermato in maniera agghiacciante per le altrui speranze l’unicità delle prestazioni ritrovate.
Lo spagnolo depositario della verità della parola anch’essa indiscutibile per colpa di una Ferrari che da luglio ad oggi non ha fatto alcun progresso e continua ad affidarsi ai “miracoli” del taumaturgo di Oviedo. <<La vettura non migliora da cinque sei gare. Eravamo sesto e decimo in partenza perché 7 decimi più lenti degli altri>>.
Ora cinque gare in cui sarà vietato sbagliare, i condizionamenti psicologici avranno influenza determinante, soprattutto le prestazioni delle monoposto saranno decisive. In quest’ultimo contesto Alonso riparte da leader con nessuna certezza. Le certezze le ha Vettel e già domenica prossima in Corea del Sud potrebbe attuare il sorpasso.
E’ risorto Massa? No. Felipe è stato favorito dall’autoscontro iniziale dal quale egli è venuto fuori indenne, per caso non per bravura, dagli errori di tempismo commessi dagli strateghi Sauber e McLaren che hanno tolto a Kobayashi e Button il secondo e terzo posto, dalla dabbenaggine di Lewis Hamilton che ha scelto un assetto demenziale che l’ha zavorrato. Concediamogli una seconda possibilità. Che non si verifichi, però tra due anni.