Ad Alonso non possiamo che continuare ad erigere monumenti, ma la grande chance è rimasta un progetto non realizzato, che già nella sua formulazione aveva contenuti non ben definiti e dalle valenze fuggevoli. Per realizzarlo pienamente ci doveva essere una concatenazione positiva di eventi la maggiore parte dei quali non nella disponibilità della Ferrari. Che già di suo, in quanto a disponibilità, è carente se è vero che Fernando continua ad avere una macchina non adeguata alle aspirazioni iridate, che rimangono intatte. Il cronometro non mente e le posizioni in griglia dello spagnolo neanche. Abbiamo voglia a dire che in gara la monoposto ha un altro rendimento e che alla fine i risultati arrivano. Se Fernando avesse possibilità migliori in partenza probabilmente i risultati sarebbero specularmente migliori. Anche oggi un secondo posto. Che è un traguardo di per sé magnifico per il modo con cui è stata realizzato.
Forse, e senza forse, Fernando non poteva immaginare che sul podio di Yas Marina avrebbe incontrato il rivale messo in ginocchio dagli stuart della gara che sabato avevano “sorpreso” la sua Red Bull senza il regolamentare “non meno di 1 litro di benzina dopo l’ultimo turno di qualifiche”. In ginocchio Vettel ha dimostrato di non saperci stare. E’ partito dalla pit line risalendo con rabbia. Non c’è rimasto neanche quando si è reso per un attimo conto che era diventato il parafulmine di tutte le disgrazie che in una sola giornata possono capitare ad un pilota di F.1. Ha smesso di stare inginocchiato ed hanno ripreso lui a fare il Vettel e la monoposto a fare la Red Bull. Dopo il primo pit stop per cambiare il musetto danneggiato al 13mo giro è arrivato fino al secondo posto. S’è fermato ancora al 37mo giro per un secondo cambio gomme (tutti gli altri uno solo) per rientrare al quarto posto e con un urlo finale congelare Button e saltare sul podio. Dove ha trovato l’esterefatto Fernando che è riuscito a grattare appena 3 dei 13 punti di distacco che aveva.
Le due safety car non hanno favorito né l’uno né l’altro. Casomai hanno dato opportunità all’uno e all’altro. Conto pari.
I due rimasti nella corsa al titolo iridato che si risolverà nelle prossime due gare sul podio più alto hanno guardato in tutta la sua imperturbabilità Kimi Raikkonen, alla 18ma gara non più solo piazzato ma anche vincente. Obbiettivamente con quello che stavano facendo Fernando e Sebastian il ruolo sulla scena di Iceman è passato quasi inosservato. Né lui ha fatto nulla per mettersi in mostra. Appena un “acutino” al 50 giro con un crono record di 1’44”858 per dire a Fernando che se ne stesse buono che non ci sarebbe stato nulla da fare. Per il resto una gara concreta, asciutta, minimalista. Chi conosce Kimi sa che parla ai giornalisti con lo stesso entusiasmo di un orso polare. Dismesso dalla Ferrari che gli ha preferito Alonso, dopo due anni sabatici ed anonimi tra i rallysti, Iceman è tornato in punta di piedi. Non è stato un ritorno clamoroso alla Michael Schumacher enfatizzato dall’annuncio “sono qui per vincere” che se non l’avesse detto un sette volte campione del mondo avrebbe scatenato risate mondiali. Kimi è tornato e con la Lotus ha scritto tante belle pagine quest’anno che oggi ha incorniciato con la vittoria. Esce dalla corsa al titolo. In punta di piedi. Come c’era entrato.