Se qualcuno aveva continuato a sognare che stiamo uscendo dal tunnel, a parte il professor Monti, si è svegliato nello stesso momento in cui il Centro studi di Confindustria ha reso noto che a novembre il calo della produzione industriale è stato dello 0,5% su ottobre (quando è stata stimata una variazione di -0,4% sul mese precedente) e che su base annua la produzione media, calcolata al netto delle diverse giornate lavorative, è in diminuzione del 5,2% rispetto a novembre del 2011 (-4,8% a ottobre) ed infine che  nel quarto trimestre la variazione acquisita dell’attività industriale è stata di -1,2%, di cui -0,5% ereditato dal precedente.
Profeta di nefande notizie più di Confindustria è però l’Istat che ci ha comunicato che il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a ottobre è salito al 36,5%, ovvero il livello più alto mai raggiunto sia dall’inizio delle serie mensili (gennaio 2004), sia dall’inizio delle serie trimestrali (quarto trimestre 1992). L’Italia non è un paese per giovani, i nostri giovani, che sono costretti a cercare lavoro all’estero. Riceviamo emigranti, mandiamo emigranti. Vasi comunicanti.
Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha quindi fatto una scoperta sensazionale: alcuni Paesi dell’Eurozona, tra i quali l’Italia <<hanno vissuto in un mondo di favola, sottostimando gli squilibri come il deficit e il debito che in alcuni Paesi sono stati ritenuti sostenibili per anni per poi rivelarsi insostenibili>>. Il mondo delle favole è finito. Ma che bella scoperta!