Un atto di fede per la dea Auto. Di chi è riuscito ad organizzarlo, degli undici brand che hanno avuto il coraggio di fare anche questo investimento, dei giornalisti che non lo hanno disertato per farlo sentire importante. Il Motor Show è lo specchio dell’Italia dolente dell’automotive che si dibatte nella tempesta perfetta d’una crisi feroce scandita dal crollo progressivo della domanda che anche a novembre ha fatto segnare -20,10%.
Povero di novità ma ricco di coraggio e di entusiasmo. Soprattutto di orgoglio d’essere l’unico Salone italiano iscritto all’Oica. Disertato dagli uomini di governo, nessuno dei quali ha sentito il bisogno di intervenire all’inaugurazione almeno come segno d’incoraggiamento evidenziando una volta di più l’indifferenza nei confronti dell’industria dell’auto e del variegato mondo che gravita attorna a essa. Neanche un sottosegretario. Né il governatore della Regione Emilia-Romagna, né il presidente della Provincia, né il sindaco della città.
Motor Show ignorato, snobbato, nonostante la diretta di Raiuno, che sarebbe stata una finestra di grande valenza, al taglio del nastro affidato a Guido Maria Barilla, l’imprenditore emiliano presidente dal 1993 della multinazionale alimentare omonima. Scelto come simbolo dell’imprenditoria di successo che continua ad investire sul territorio nazionale e che ha contribuito a far conoscere l’eccellenza italiana nel mondo. Prendere o lasciare.
Undici brand presenti, novità ancora meno, nessuna mondiale. Stand con poche luci che sono sembrati ancor più in penombra per l’assenza di Ferrari, Lamborghini, Maserati, brand che nel dna sono più emiliani del Motor Show ma che al Motor Show hanno… voltato le spalle. Come ha fatto Volvo che ha a Bologna la sede della filiazione italiana.
Fiat si è messa ai margini della rassegna. Non c’è uno stand, solo un campo prova per la Panda 4×4. All’interno un piccolo spazio per Abarth . E nessuno è venuto da Torino per “eccitare” la curiosità dei giornalisti. Di più hanno fatto Mercedes, Nissan, Opel, Renault e Volkswagen: stand e conferenze stampa affidate ai vertici delle filiazioni italiane.
Filippo Pavan Bernacchi, presidente dei concessionari di qualsiasi brand, tuona  <<…in termini di fatturato valiamo 12 volte l’Ilva di Taranto… il 65% dei concessionari chiuderà in perdita… abbiamo perso oltre il 40% del mercato in cinque anni…>>.