Usato e abusato. Però mi piace. La Ferrari è grande e Alonso e il suo profeta. Profeta in patria. Per la seconda volta. La prima nel 2006 era al volante di una Renault. Anno del suo secondo titolo iridato consecutivo. Che aspetta il terzo da quando è arrivato in Ferrari.
<<E’ una Ferrari da titolo>> . Il profeta s’è pronunciato dopo la schiacciante vittoria. Lasciatelo fare. Lasciatelo soffrire in qualifica. La sofferenza esalta il profeta e fortifica la sua fede. E quando giunge il momento la Signora di Maranello arma la sua mano ed egli colpisce chiunque si mette tra lui e la vittoria. Di morti e feriti ieri sul campo della prima battaglia della “campagna d’Europa” ne ha fatti più di quanto gli ospedali, pronti a ricevere e curare i soccombenti, ne avessero previsto. Anche perché al suo fianco è risorto il combattente brasiliano Felipe Massa che se non fosse partito con la penalizzazione di tre posti avrebbe firmato il “giorno della doppietta”. Ma è un terzo posto appagante, che lo riporta sul podio dopo il terzo posto in Brasile l’anno scorso, anch’egli nell’albo d’oro della gara spagnola vincitore nel 2007.
Nella giornata che gli esperti meteo avevano previsto con nuvole sparse e possibilità di pioggia il sole che ha brillato su Mas Morenta, la località a 20 chilometri a nord-est di Barcellona dove sorge il circuito di Catalogna, è stato come “il sole di Austerlitz” di Napoleone. Nella storia semiseria della Formula Uno il "sole di Mas Morenta" ha significato una svolta inattesa e clamorosa degli eventi: la battaglia si iniziò nella nebbia delle qualifiche che parve intralciare la manovra dell'imperatore Fernando; la nebbia si è dissolta sotto i raggi del sole, in coincidenza con l'azione ovunque vittoriosa delle truppe di Maranello. Sul circuito con una gara che è stata una marcia trionfale, al box con un secondo cambio gomme che ha preso in contropiede gli strateghi della Red Bull che hanno temporeggiato tre giri prima di richiamare Vettel. Al quale i tre giri sono stati fatali perché ha accumulato un ritardo irrecuperabile. La Red Bull, che comunque rimane rivale potente e minacciosa, ha concluso la battaglia medicandosi le ferite del quarto posto di Vettel e del quinto di Webber (l’imbranato della partenza) che comunque bruciano per il ritardo accumulato al traguardo, rispettivamente 38”2 e 47”9.
La Mercedes solo “chiacchiere e distintivo” sotto il sole si è squagliata come neve. Già alla partenza. Poi ha arrancato per tutta la battaglia, mai nei posti dove vibrava infuocata per la grande conquista, ed ha omaggiato (comunque) il poleman Nico Rosberg ricoverato in sesta corsia col termometro del distacco a 68”. Ha pianto tra i dispersi Lewis Hamilton al quale per evitare di perdere anche la 12ma posizione è stato consigliato di andare piano. Piano? Quel poverino non poteva fare di più. La sua carretta andava già piano. Rabbia, sconcerto, vergogna. Tutti sentimenti che possiamo giustificare.
Eroina della resistenza, onore al merito, la Lotus del combattente finlandese Kimi Raikkonen. Puntava alla vittoria, gli è scappata per poco più di 9” ma Iceman è (ri)salito secondo sul podio sul quale è stato da vincitore nel 2008 con la Ferrari.
Il 26 nel Principato di Monaco. E’ una Ferrari da titolo? Alonso è il suo profeta.