Ferrari, la doppia identità o crisi d’identità?

Ferrari, la doppia identità o crisi d’identità?

Non c’è una gradualità di passaggio dall’esaltazione alla depressione. Sono antitétiche. In questo passaggio scaturisce una sorta di sconforto meditativo sulle riflessioni fatte nel momento dell’esaltazione trovandosi nella condizione obiettiva, nel momento della depressione, di doverne fare altre molto diverse.
Tra la Ferrari della Spagna e la Ferrari di Monte-Carlo non c’è, né può esserci, alcun nesso. Sono due monoposto completamente diverse che hanno dato risultati di segno opposto. Eppure si tratta della stessa monoposto con la quale Fernando Alonso ha spadroneggiato nel gran premio di casa due settimane prima. Dopo due settimane una caduta nel baratro che lascia sconcertati e perplessi. Una Ferrari, la Ferrari di Alonso, superata da Raikkonen, Perez, Sutil e, buon ultimo, Button! Una Lotus, una Force India e due McLaren!
Sarà perchè ciascuno è profeta in casa propria e non in quella degli altri. Se così è, aggrappiamoci a questa tesi, non dobbiamo meravigliarci se il cittadino monegasco Nico Rosberg con passaporto tedesco ha dominato il Gran Premio di Monaco vincendo 30 anni dopo papà Keke, campione del mondo nel 1982. Personalmente non mi meraviglio dopo la dimostrazione di superiorità fornita non solo dal pilota, il quale anche in altre occasioni aveva avuto modo di mettersi in mostra, ma soprattutto dalla monoposto, la Mercedes terribile delle qualifiche e non anche delle gare. Fino a ieri.
Rimango meravigliato di come e di quanto i tecnici di Stoccarda siano riusciti a risolvere il rompicapo che li assillava dell’usura gomme sul posteriore che costituiva un handicap in gara guarda caso dopo avere partecipato ad un test di mille chilometri con la Pirelli sul circuito di Valencia. Test per il quale la Stella ha dato la sua disponibilità a differenza di altri team ma mettendo a disposizione non solo una monoposto attuale (e non del 2011 come vuole il regolamento Fia) ma persino i due piloti titolari quando in circostanze del genere si mettono al volante i cosidetti test driver.
Magari non c’è nessun giallo da dipanare. Magari sono solo strumentali le proteste di Red Bull e Ferrari. Magari senza quel test la terribile Mercedes delle qualifiche anche ieri sarebbe stata un flop in gara.
Giallo o non giallo, che avrà certamente altre puntate, la Ferrari ieri è stata deprimente ed ha intascato il minimo sindacale mentre la Red Bull ha messo in saccoccia il massimo consentito cogliendo nella situazione di confusione creata dalla prima safety car l’occasione per agguantare il secondo e il terzo posto facendo marameo ad Hamilton scaraventato così fuori dal podio. Il rendiconto della Red Bull diventa più consistente quando si fa il computo non solo del settimo posto di Alonso ma anche del decimo di Raikkonen, “vittima” come lo spagnolo dell’ineffabile kamikaze messicano Perez alla Nuova Chicane arrivato con i suoi azzardati sorpassi fino al quinto posto fino a quando non è stato costretto a pagare anch’egli abbandonando la gara con la monoposto azzoppata per le ferite riportate nei ripetuti assalti.
In questa giornata da dimenticare per la Ferrari non s’è capito se Massa ha tentato il suicidio riprovandoci con modalità replay alla S.Devote: tra l’incidente di oggi e quello di sabato la differenza è stata che nella seconda occasione è finito in ospedale per controlli.

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