Amo la Signora di Maranello. Lo sanno anche i muri. Ho imparato dal suo creatore che l’ha amata quanto nessuno mai potrà amarla. Enzo Ferrari: <<Sono i sogni a far vivere l'uomo. Il destino è in buona parte nelle nostre mani, sempre che sappiamo chiaramente quel che vogliamo e siamo decisi ad ottenerlo>>.
Gli uomini che decidono della sorte della macchina che porta il nome del Drake, l’italiano più famoso al mondo dopo Cristoforo Colombo, dovrebbero ogni tanto ricordarsi degli insegnamenti di Enzo Ferrari. L’ossimòro della vigilia, la sconfitta-vincente,  è servito solo per vellicare le parti più sensibili (al solletico) per strappare un sorriso di amarezza. Rinunciare al (quasi) certo per l’incerto si è rivelata scelta perdente. Lo era nei presupposti perché Alonso partiva dalla quarta fila, come in altre occasioni, e la rimonta, come in altre occasioni, poteva esaurirsi al massimo sul gradino più basso del podio. Non la scelta migliore per puntare alla vittoria. Si è rinunciato alla pole e nello stesso momento al podio più alto.
E’ stato un peccato (non veniale) di presunzione? Probabilmente. Si è trattato della sottovalutazione delle altrui possibilità? Lo escludo, sarebbe un peccato peggiore della presunzione. La rinuncia rimane senza una motivazione realmente plausibile ed accettabile. Alonso è arrivato quarto risalendo dall’ottavo posto di partenza. Bravo. Complimenti. La remuntada annunciata a suon di giri pole non c’è stata perché gli altri non si sono messi da parte per fare da spettatori ed applaudire gli sforzi del pilota spagnolo.
Gli altri oggi erano e sono stati quelli della Red Bull e quelli della Lotus. I primi avrebbero potuto prendere primo e secondo posto se non avessero inguaiato Webber al primo cambio gomme e spedito all’ospedale il meccanico del box accanto della Sauber colpito in pieno dalla ruota avvitata male alla Red Bull e diventata una bomba vagante. Hanno preso solo il primo, sin dall’avvio di gara, con la stupenda manovra di accerchiamento e annientamento dell’incredulo Hamilton la cui Mercedes alla prima curva s’è vista infilare da Webber sulla sinistra e da Vettel sulla destra, andati poi via col tedesco davanti e l’australiano dietro. I secondi più furbi della Ferrari (ma non serviva sabato la furbizia quanto il raziocinio lucido e semplice) hanno concretizzato una gara con un prevedibile “copia e incolla” delle scelte annunciate dalla Ferrari per cui nell’ultimo cambio gomme con le soft volava la Rossa, volavano le Lotus, volava anche se un po’ meno davanti a tutti la Red Bull di Vettel.
Sono stato vellicato tristemente quando Felipe Massa dopo quattro giri si è esaltato oltre misura ed alla prima curva dopo il rettilineo principale si è infilato dritto per la tangente fuori dal circuito, in testa-coda e motore ammutolito per la vergogna. Fatto positivo nella circostanza non ha distrutto la macchina come nelle quattro precedenti occasioni.
Cosa rimane alla Ferrari del Gran Premio di Germania finalmente vinto da Vettel al quarto successo stagionale su otto gare? Un appena sufficiente quarto posto che non riesce a vellicare, il giro record in gara alla 51ma tornata (1’33”468), la promessa non mantenuta. Non poteva essere mantenuta, anche gufando tutti insieme e più di quanto non sia accaduto in Gran Bretagna.
Sentite il Drake: <<La migliore Ferrari che sia mai stata costruita è la prossima>>. Ma quando l'avremo?