La “Salvation Army” te la trovi davanti quando meno te l’aspetti. Con l’immancabile “When the  Saints Go Marching In”. Ma non t’aspetti di trovare nell’”Esercito della salvezza” Paul di Resta, Mark Webber, Kimi Raikkonen, Romain Grosjean, gente che di mestiere fa il pilota di F1 e in gara dovrebbe esimersi dalle opere di bene. Ad uno come Fernando Alonso, che di regola vive vigilie di gara da frustrato cronico, sentire cantare per lui “… Oh, quando i santi marceranno/Signore, come io voglio essere in quel numero/Quando i santi marceranno…” è un invito a vivere la gara da esaltato puro  nell’estasi della rivincita.
Dal nono al quinto posto prima ancora di arrivare alla prima curva! Il Nostro ci avrà messo anche del suo. Anzi ci ha certamente messo del suo. Lo ha fatto in altre analoghe circostanze. Ma questa volta senza la “Salvation Army”…
L’esaltazione e l’estasi si sono fuse al 18mo giro per concretizzarsi nel secondo posto che Fernando s’è tenuto stretto fino al traguardo. Il suo lavoro lo aveva fatto. Tentare di fare gli straordinari poteva rovinare la festa. Non gli è andato di interpretare il ruolo di Don Chisciotte che lotta contro i mulini al vento. Consapevole dell’impari lotta. Lì davanti c’era un mulino a vento insuperabile. La Red Bull tornata Hungry Heidi, affamata come mai prima dopo il digiuno ungherese di un mese fa con al volante quell’esaltato non d’occasione che si chiama Sebastian Vettel al quale nessuno può ora togliere dalla testa che il quarto titolo iridato di seguito è suo per diritto acquisito sul campo. 
Con i suoi pari Fernando Alonso ha avuto la meglio, quando ha dovuto confrontarsi in un rapporto di forza vistosamente a suo sfavore ha capito che il secondo posto era una conquista preziosa che alimenta la fiamma della speranza iridata anche se i punti che lo dividono da Vettel ora sono 46, che solo con eventi straordinari possono essere annullati nelle otto gare che rimangono a cominciare dall’8 settembre a Monza.
Se non fosse partito dalla nona piazzola ma da posizione più ravvicinata alla prima fila avrebbe potuto vincere? Interrogativo già formulato in precedenti gran premi. Rimane ancora una volta senza risposta. Non c’è la prova del contrario. Rimane il riscontro cronometrico: tra Vettel e Alonso al traguardo 16”8; tra Vettel e Alonso sul passo gara del finale una differenza di un secondo a giro. La posizione di partenza conta, ci vuole anche la macchina.
O un evento straordinario come quello accaduto ieri a Kimi Raikkonen costretto al ritiro dopo 38 gare a punti (precedente ritiro Germania 2009), retrocesso dal secondo al quarto posto nella classifica iridata e quasi certamente sceso dalla giostra iridata proprio in occasione della gara che ha vinto quattro volte.
Nel dare e avere della partita doppia della stagione 2013, la Ferrari sulle colline delle Ardenne è riuscita anche a prendere punti con Felipe Massa ed a puntellare la sua classifica tra i costruttori senza però minacciare la seconda posizione della Mercedes che con entrambi i piloti a punti ha allungato di 4 lunghezze portando il distacco a 17 punti. La Red Bull, 312 punti, se ne va per i fatti suoi fischiettando come un bullo di quartiere al cui passaggio tutti elargiscono salamalecchi.