Sebastian Vettel lo paragono al Leviatano di Thomas  Hobbes. Un gigante che in una mano regge una spada, simbolo del potere temporale, e nell’altra il pastorale, simbolo del potere religioso, a indicare che i due poteri non vanno separati. Il potere temporale il quattro volte campione del mondo lo esercita da dittatore, non ha l’animo del monarca illuminato. Dal Gran Premio del Belgio,  a ieri, non ha ceduto una sola vittoria. Ne ha prese otto consecutive per un totale di 12 che lo avvicinano al record di 13 in una stagione di Michael Schumacher. Resta il 24 novembre il Gran Premio del Brasile. I congiurati stanno già tramando per pugnalarlo. Un potere temporale al quale nessuno è riuscito a porre ostacoli.  La spada la usa per tagliare teste come un boia senza scrupoli.
La pastorale gli serve per assecondare e puntellare il potere temporale con una religione monoteista in cui il dio Sebastian non ha possibilità di reincarnazioni. E’ la religione del prendere tutto anche quando non ce n’è bisogno affinché i sudditi da un diverso trattamento traggano profitto. Quale bisogno c’era al 55mo dei 56 giri in programma fare il giro veloce della gara con quell’1’39”856 che nei 5,500 chilometri è stato più veloce di un secondo rispetto a chiunque altro che dietro poteva avere a quel punto arrivati velleità di imitarlo?
Questo e molto di più è Sebastian Vettel. Tutto il resto è noia perché il pilota della Red Bull con le sue gesta riesce a fare passare in secondo ordine tutto ciò che di altro e diverso accade alle sue spalle.
In verità la gara di Austin non è che sia stata diversamente qualificante. I pochi ma anche banali episodi non possono essere annoverati tra quelli che suscitano particolare entusiasmo.
Perché se volgiamo lo sguardo alla Ferrari abbiamo poco da entusiasmarci. Fernando Alonso ha svolto il compito come uno studente diligente che si accontenta della sufficienza. Il fatto che abbia alla fine ottenuto il quinto posto è per altro servito poco alla causa del secondo posto costruttori perché i suoi 10 punti in mancanza del supporto di Felipe Massa  (13mo) non hanno neanche compensato i 14 presi insieme  da Lewis Hamilton quarto e Nico Rosberg nono che hanno portato a 348 il bottino della Mercedes che a questo punto con 15 punti di vantaggio ad una gara dalla conclusione può anche prevedere di conquistare il secondo posto costruttori. Il terzo posto sarà l’ultima sottolineatura in rosso di una stagione in rosso per la Signora in Rosso.  Forse si poteva evitare e forse no. E’ troppo tardi per un salto così in alto. Con due piloti in una gara si possono prendere anche più di 15 punti ma sarebbe necessario che l’altra, la Mercedes, si mettesse alla finestra a guardare cosa è in grado di combinare la Ferrari senza per parte sua predisporre quanto necessario per evitare un sorpasso che certamente sarebbe una beffa.
Alla fine rimarrà solo una soddisfazione. Anche se magra soddisfazione. A Fernando Alonso nessuno può togliere il secondo posto nella classifica piloti. Lewis hamilton agevolato dal forfait di Kimi Raikkonen potrà guadagnare il terzo posto. Lo ha già fatto oggi. Ma più avanti non potrà andare neanche se vincesse a Interlagos. E questa ipotesi fa parte della congiura che è già in atto.
RENATO CORTIMIGLIA