La Sinfonia n. 13 in si bemolle minore "Babij Jar" di Dmitrij Šostakovic nel titolo richiama la strage di ebrei nella fossa di Babij Jar, presso Kiev, messa in atto dai nazisti tra il 29 e il 30 settembre del 1941. La Sinfonia n. 13 in la maggiore "Lo sterminatore" di Sebastian Vettel richiama nel titolo la "strage" delle altre monoposto che hanno preteso di confrontarsi alla pari con la Red Bull tra il 17 marzo e il 24 novembre 2013 nella stagione di Formula Uno che oggi è arrivata all'ultimo atto in Brasile.
Se si è chiuso un ciclo di quattro anni di una supremazia che non poteva essere prevista ma che nessuno è riuscito ad intaccare lo scopriremo tra qualche mese quando cominceranno i test delle nuove monoposto con i motori turbo che hanno mandato in pensione il V8 aspirato.
Quando in un campionato, quale esso sia, c’è una supremazia evidente l’interesse e lo spettacolo non possono essere ad alti livelli. Bisogna accontentarsi. Ci siamo accontentati nella stagione di F.1 appena archiviata come abbiamo fatto dal 2000 al 2004 quando il ciclo ha avuto il colore Rosso Ferrari e lo sterminatore è stato anche allora un tedesco, quel Michael Schumacher che pur portando a Maranello cinque titoli piloti consecutivi (per lui in totale sette con i due vinti con la Benetton) non è stato mai amato dal popolo della Signora di Maranello come avrebbe meritato. Schumi non  aveva le fisic du role, non è stato coinvolgente, seducente, ammaliatore come lo è stato lo scomparso Gilles Villeneuve. La Ferrari in quegli anni come la Red Bull oggi non ha avuto competitori credibili ed il suo dominio probabilmente non ha esaltato perché ottenuto per una superiorità senza confronto. Ha esaltato solo noi italiani.
Ovviamente il punto di vista è completamente diverso. Avremmo vissuto meglio l’inizio o la conclusione di un altro ciclo Ferrari che non un ciclo Red Bull. Per la Ferrari è stato un ciclo da secondi posti tra i piloti e i costruttori e il 2013 solo tra i piloti. Il secondo posto costruttori se l’è preso la  Mercedes arrivata alla gara conclusiva con 15 punti di vantaggio, riuscendo a mantenerne 6 con i punti di Nico Rosberg (quinto) e Lewis Hamilton (nono) che hanno neutralizzato il bottino portato da Fernando Alonso (terzo) e Felipe Massa (settimo).
Nel crepuscolo di Interlagos che ha enfatizzato l’atmosfera crepuscolare di certi addii la saudade si è impossessata fino alla commozione di Felipe Massa non più ferrarista dopo 8 stagioni e campione del mondo per 30 secondi proprio a casa sua nel 2008 beffato dal sorpasso di Lewis Hamilton all’ultima curva su Timo Glock. Campione mancato e/o incompleto come Mark Webber che lascia la Red Bull nella quale ha solo potuto ritagliarsi il posto di “secondo” e con la quale ha vissuto l’illusione del titolo iridato, sedotto e abbandonato da quell’illusione anch’egli nell’ultimo gran premio, nella stagione 2010 ad Abu Dhabi. Arrivò in testa alla classifica per lottare contro il pericolo Alonso e venne beffeggiato dalla sua stessa scuderia con una strategia demenziale che premiò Vettel. In verità in quella circostanza lo stesso trattamento dalla Ferrari lo ricevette Alonso per il quale la Renault di Petrov continua a popolare i suoi incubi. Ma lo spagnolo non è all’addio. E' ancora il "secondo".
Ora non vorremmo continuare ad aspettare Godot anche nel 2014.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.