Bill De Blasio, italoamericano con radici a Sant'Agata dei Goti, in provincia di Benevento. Sergio Marchionne, italocanadese con residenza in Svizzera nel Canton Zugo, nativo di Chieti. 52 anni il neo sindaco di New York, il secondo italoamericano dopo Fiorello La Guardia, 62 anni il manager, si dice, più pagato al mondo che ha dato al Gruppo Fiat una dimensione mondiale con l'acquisizione completa di Chrysler portata a termine dopo quattro anni.
Orgoglio italiano all'estero. In casa "solo chiacchiere e distintivo". Bisogna accontentarsi. Cosa cambiera nella Grande Mela interessa solo ai newyorchesi. Cosa cambierà in Fiat interessa alle due sponde dell'Atlantico.
Interessa soprattutto sapere dove sarà il quartiere generale. Non è azzardato pensare che sarà a Detroit. Lo impone la nuova dimensione del settimo gruppo produttore di auto al mondo. Come conclusione di una trattativa difficile e complessa cominciata dal salvataggio (il fallimento della gestione Daimler sembrava un punto di non ritorno) ed arrivata alla fusione completa che si raggiungerà entro l'estate, si ritiene sul modello Fiat Industrial-Cnh. Da Detroit il mondo dell'auto si guarda in modo diverso che non da Torino. Purtroppo. Mettiamo da parte il nazionalismo ed ammettiamolo.
Il sindacato di estrema sinistra dovrà mettere da parte la visione angusta di un rapporto che nelle fabbriche Fiat non c'è più da quando Marchionne ha sottoscritto con gli altri sindacati il nuovo modo di intendere il rapporto nell'interesse di tutti. Con stabilimenti in Usa, Canada, Messico, Brasile, Argentina, Polonia, Turchia, India, e i 6 in Italia la visione della globalizzazione fa capire come il Gruppo Fiat Chrysler possa gestire in modo diverso i rapporti sindacali senza farsi condizionare come in passato e come la strategia di prodotto del futuro si muoverà su direttrici diverse per scalare le posizioni della classifica mondiale dei costruttori. Partendo dalla realtà attuale: il Vecchio Continente per Fiat è un pozzo senza fine dove finiscono i soldi, il Nuovo Continente è una fonte di benessere ed utili che l'anno appena concluso sono aumentati del 70%.
Il paradosso è che Fiat ha salvato Chrysler ed ora Chrysler dovrà salvare Fiat. Nel momento dell'euforia però bisogna pensare ai debiti. Che sono una montagna minacciosa. E' il prossimo, ineludibile, impegno che deve affrontare Marchionne.

SHARE
Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.