Fiat, Toyota e Peugeot: tre costruttori di auto sotto i riflettori per motivi completamente diversi.
Il feeling nato tra Sergio Marchionne, ad della Fit, Ratan Tata, presidente dell’omonimo gruppo indiano, hanno portato al varo di progetti comuni e ad un accordo commerciale per il settore auto. Ora tra Torino e Nuova Delhi si stabilisce un nuovo rapporto: l’inserimento di Tata nel consiglio d’amministrazione della Fiat. Perché? La spiegazione di questa decisione è nel palmares di Ratan Plata. Il quale oltre ad essere presidente della Tata dal 1991 è anche presidente della Commissione per gl’investimenti del governo indiano, membro del central board della Banca centrale indiana, dell’international advisory boards di Mitsubishi Corportation, dell’American International Group, di J.P. Morgan Chase, dell’advisory committee del consiglio direttivo del New York Stock Exchange per i mercati asiatici. Il motivo appare fin troppo chiaro ed il segnale più concreto della Fiat del dopo General Motors di presidiare un’area strategica quale è l’Asia.
Toyota non è interessata ad intese analoghe ma lancia l’amo in modo del tutto… giapponese. Il direttore generale dell’azienda automobilistica più forte al mondo, Katsuaki Watanabe, ha detto chiaro e tondo che è disponibile ad alleanze con Case produttrici più deboli per aiutarle a competere in un mercato globale sempre più difficile. Nessuna intenzione di fare beneficenza ma un modo “illuminato” di creare un impero e per un costruttore come Toyota, che è al suo massimo storico in termini di capitalizzazione, vendite, profitti, produzione, quote globali di mercato, la proposta è un modo intelligente di potenziarsi… aiutando.
Di segno completamente opposto ai primi due l’iniziativa della Peugeot. Il Leone di Francia ha deciso di non ruggire più in Gran Bretagna e chiuderà entro il 2007 lo stabilimento di Ryton, nei pressi di Coventry, dove produce la 206 che continuerà a “vivere” in un impianto a nord di Parigi. Conseguenza di questa decisione è il licenziamento di 2.300 dipendenti. Il motivo? Costi produttivi e logistici troppo alti. Dopo il tracollo della MG Rover l’anno scorso e il linceziamento di 6 mila dipendenti, dopo il “foglio di via obbligatorio” dato dalla Jaguar l’anno prima a mille impiegati,i figli di Albione si sono dovuti rendere definitivamente conto che nel mondo dell’auto non contano proprio nulla e che se mai c’è stato un impero oggi rimangono rovine. (ore 09:00)

Nella foto: Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.