Secondo in Australia, ma tolto dalla classifica per la questione dei flussi di benzina, quarto in Bahrein e Cina, terzo in Spagna ed a Monaco. Ritirato in Malesia per guai alla unit power Renault. Primo in Canada.
Daniel Ricciardo, sangue siculo-calabro, è predestinato a sostituire nel cuore e nella mente della Red Bull il quattro volte campione del mondo che ha fatto grande il team di Milton Keynes fondato dall’industriale della bibita che “mette le ali” Dietrich Mateschitz. Sostituirà, se non l’ha già fatto. Legittima suspicione perché dal Bahrein la curva di rendimento del “picciotto” di Perth è stata più omogenea rispetto a quella del compagno-rivale che nelle sei gare che hanno preceduto quella canadese, dopo l’incolpevole ritiro in Australia per il guasto alla unit power Renault ha conquistato il terzo posto in Malesia, il sesto in Bahrein, il quinto in Cina, il quarto in Spagna, il quarto a Monaco. E domenica a Montreal mentre Ricciardo conquistava con la forza di un leader la vittoria Vettel è riuscito soltanto ad arrivare terzo.
Legittima suspicione perché dal Bahrein si è verificata una serie di episodi che ha prefigurato una preferred line di attenzioni che in passato era riservata a Sebastian Vettel e negata a Mark Webber del quale oggi Ricciardo è sempre più il vendicatore.
L’ultima annotazione è di domenica. Ricciardo partito con le supersoft come tutti gli altri, tranne le due Force India (la cui strategia stava per essere vincente se Pérez non avesse tentennato nel superare Rosberg),  sesto, in  quel frangente, è stato fermato, tra la sorpresa generale, per primo in assoluto al 14mo giro per il cambio gomme. Due giri dopo Vettel, terzo dopo essere stato secondo in partenza,  che è tornato in pista ancora davanti all’australiano. Al secondo cambio gomme Ricciardo è stato richiamato in un momento favorevole di traffico. Per Vettel è stato scelto il peggiore, con fin troppa evidenza tant’è che il tedesco ha chiesto al team radio se erano sicuri di quel che facevano. In più nell’inserire l’anteriore sinistra c’è stata quell’impercettibile incertezza che comunque ha fatto cumulare millesimi di ritardo. Vettel è rientrato un attimo dietro Ricciardo ed ha chiesto “perché sono qui”.  Ancora: in quel momento Vettel era più veloce di Ricciardo ma dal box non è arrivato nessun ordine all’australiano di cedere il posto. Vettel ha capito l’antifona, è stato costretto a tentare il sorpasso, ha rischiato di perdere la posizione incalzato da Massa e si è messo a seguire il compagno in attesa che questi negli affondo su Pérez commettesse l’errore fatale. Al contrario è stato in questi assalti che Ricciardo ha dimostrato di essere un grande. Ha dato al messicano l’illusione che gli bastavano gli allunghi perentori sul dritto per difendere la seconda posizione e lo ha colpito a sorpresa con una manovra di sorpasso alla Senna (absit iniura verbis) all’interno della impossibile curva 10 per andare a fare quel che il pilota della Force India non era riuscito a fare: colpire, ferire e uccidere a due giri dalla conclusione il sogno di gloria della terza vittoria stagionale di Nico Rosberg in verità senza difesa a causa dell’alto tradimento della unit power che al 46mo giro aveva tolto di gara Lewis Hamilton rivelandosi fragile come tutte le altre dopo sei gran premi di assoluto dominio.
La Red Bull è una grande squadra che nel concepire la macchina ha sottovalutato le complessità del  compito che l’attendeva nella stagione in corso. Nella ricerca frenetica di soluzioni definitivamente taumaturgiche che non arrivano ha man mano scoperto il ragazzo siculo-calabro come l’umile pedone che nel gioco degli scacchi riesce a vincere alfieri, cavalli, torri, re e regina. Ed anche se non ufficialmente si è aggrappata al pedone che ha già dato scacco matto al re.
Il seguito è ancora tutto da scrivere.

Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.

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