Mercedes, la bisbetica non domata

Mercedes, la bisbetica non domata

Dimenticata Montreal. Carta straccia della griglia di partenza di sabato. La Mercedes ha risolto per se stessa e per gli altri il problema affiorato dopo le due citate circostanze. E’ tornata un gigante vulnerabile? Tieh (braccio a manico di ombrello).
Nico Rosberg partito dalla terza posizione in griglia è lo splendito vincitore del Gran Premio d’Austria. Terza vittoria stagionale. Lewis Hamilton, dalla nona, superbo secondo a 1”9 dal compagno di squadra ufficialmente anche se non definitivamente lanciatissimo verso la conquista del primo titolo iridato che nella bacheca di famiglia farà compagnia a quello di papà Keke del 1982. Per la Mercedes la sesta doppietta stagionale.
Poteva andare diversamente? In teoria sì. Se le premesse di sabato avessero avuto seguito. In pratica non è andato diversamente proprio perché quelle premesse sono state illusorie ed hanno indotto in errori di valutazione.
La Williams, proprietaria della prima fila di partenza, deve ripassare il capitolo “tempi del pit stop” per evitare alla prossima occasione di togliere ai piloti quel che in verità meritavano entrambi: la vittoria e il secondo posto. La scuderia di sir Frank William al contrario ha ottenuto il minimo per evitare di essere presa a pernacchie. E’ salita sul podio con Valtteri Bottas il quale al secondo cambio gomme è stato richiamato in ritardo rispetto a quello effettuato da Hamilton ed ha perso la seconda posizione. Peggio è andata a Felipe Massa, buona partenza e in testa fino al 15mo giro quando è stato chiamato per il primo cambio gomme in un momento in cui dal Gps si doveva capire che sarebbe rientrato nel traffico penalizzandolo con un quarto posto che è come una beffa.
La signora dei sogni, la Ferrari, ha avuto il miraggio di Alonso sul podio dal momento che partiva dalla quarta posizione, la migliore fin qui conquistata alla vigilia. L’imprevedibile Hamilton arrivato come un dio vendicatore dalla nona posizione lo ha surclassato già al terzo giro spingendolo verso il basso e la quinta posizione finale è la giusta paga per un lavoro (anche in straordinario) che ancora una volta non è stato, né poteva essere,  premiante. La Rossa di Fernando al comando per 4 giri, tra il 44mo e il 48mo, è stata una fugace visione che i refoli del caldo vento della Stiria hanno portato via senza ascoltare le grida di gioia del popolo ferrarista. Il malcapitato Kimi Raikkonen fra un problema e l’altro alla fine ha trovato la strada del decimo posto, lo ha afferrato e non l’ha mollato.
La disastrosa Red Bull si trova ricoverata in rianimazione con prognosi riservata. La scintilla dell’illusione canadese, con la vittoria di Daniel Ricciardo e il terzo posto di Sebastian Vettel, si è spenta nella gara di casa in una giornata che tutto il team ricorderà tristemente. L’australiano appena ottavo, un piazzamento che lascia indifferenti; il quattro volte campione del mondo abbandonato sulla strada del fallimento, per la terza volta in questa stagione, dalla unit power Renault (le precedenti Australia e Monaco).
Bilancio positivo (tra i trionfi Mercedes, le recriminazioni Williams, la sconfitta Ferrari e la disfatta Red Bull) per la Force India e in parte per la McLaren. Come in Canada con una strategia diversa dagli altri ma nei fatti vincente. Il retrocesso in 15ma casella Sergio Peréz sesto dopo essere stato in testa dal 16mo (dopo il cambio gomme di Massa) al 27mo giro; Nico Hulkenberg nono; Kevin Magnussen settimo.
Con le loro posizioni il dominio Mercedes tra i dieci a punti è ancora più evidente: sette monoposto su dieci con la unit power di Stoccarda. A difendere la Terra dagli extraterrestri le armi inadeguate messe sul campo dalle due Ferrari e dalla Red Bull superstite (motore Renault). Dietrich Mateschitz, boss dell’impero Red Bull, ha già deciso di farsi un motore in casa.

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