Ci siamo messi fuori dal prevedibile coro nel momento stesso in cui Kimi Raikkonen da dominatore ha portato al successo la Ferrari a Melbourne. Il nostro Rino Cortese nel commentare la prima magnifica impresa in Rosso del finlandese ha scritto “…per cortesia evitiamo di dire e di scrivere che Raikkonen ha vinto alla Schumacher”.
In Italia nessuno è riuscito a resistere a questa tentazione. Già lunedì, e di più il giorno dopo, si è letto di tutto e di più con paragoni tra il 7 volte campione del mondo, pensionato d’oro, e il neo ferrarista da lasciare sbigottiti. Il che fa capire che non appena un pilota arriva in Ferrari lo si scopre solo in quel momento e cambiano le valutazioni.
Kimi Raikkonen, erede designato di Mika Hakkinen, avrebbe potuto vincere già due titoli piloti con la McLaren Mercedes solo che Ron Dennis gli avesse dato una monoposto che avesse assecondato il suo talento. Gli ha dato un’auto mai all’altezza del compito, con la quale nonostante l’handicap Kimi nel 2003 ha fatto venire i brividi a Michael Il Grande, vincitore quell’anno per un solo punto davanti ad Iceman, e nel 2005 li fece provare al tanto osannato Alonso che favorito dalle continue rotture del motore Mercedes, con l’aggiunta di qualche defaillance delle gomme Michelin, riuscì alla fine a vincere il suo primo alloro mondiale.
Ora Kimi in Ferrrari ha la monoposto che prima non ha mai avuto. Uomo Sfinge del mondiale, mai corrucciato, mai felice, semplicemente impenetrabile, ha lavorato senza sparlare nel premondiale, ha dominato la gara d’esordio (pole, giro veloce oltre che vittoria) senza fare salti di gioia ed ancora senza sparlare. Alla vigilia aveva enigmaticamente detto <>. Fa divertire anche noi, non ci sono dubbi, che non lo stiamo scoprendo oggi e ci riempie di intima soddisfazione avere scritto ieri di lui quel che altri scrivono oggi. Senza vanto, per la cronaca.
Michael Schumacher non mi è stato mai simpatico e l’ho sempre scritto anche se è stato un campione ineguagliabile in tutti i sensi per avere riscritto tutti i record della F.1. Gli ho riconosciuto il merito di avere ridato dignità storica alla Ferrari regalandoci un’età dell’oro che probabilmente rimarrà irripetibile. Per questo è unico.
Il taciturno Kimi Raikkonen a Melbourne ha ufficialmente raccolto l’eredità del condottiero vincitore come in McLaren non aveva potuto raccogliere quella di Hakkinen. Nel suo destino di pilota vincente ci sono due Michele: quello finlandese e quello tedesco. I collegamenti finiscono qui. Kimi ha vinto come sa fare Kimi Raikkonen. Basta dargli una macchina vincente. Quella di Melbourne è stata un’investitura napoleonica. Ha preso la corona che è stata di Michele Il Magnifico, se l’è posto in testa e la trance che aveva sul podio ha significato “Dio me l’ha data, guai chei la tocca”. Sbaglierebbero in Ferrari se continuassero ad alimentare un dualismo di leadership non ancora assegnata. Senza nulla togliere a Felipe Massa il nuovo re di Maranello è Kimi Raikkonen.
Dalla Finlandia alla Gran Bretagna per restare in tema McLaren. Alonso rimane il numero uno ma Carneade Lewis Hamilton, suo compagno di squadra, numero 1 lo è in fatto seppure non in diritto. Questo ragazzotto di colore, in Australia costretto al terzo posto per ragioni di stato, è il pioniere di colore della F.1 come Arthur Ashe lo è stato per il tennis, Tiger Woods per il golf e Barack Obama oggi lo è nella corsa per la Casa Bianca. Il primo. Sarà primo anche sul podio? (ore 09:00)

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.