Mi è stata attribuita, honoris causa, l’onorificenza di menagramo. Sono stato insignito dai lettori di “Automotonews” i quali domenica mattina, con l’ordine d’arrivo del Gran Premio di Cina appena sfornato, hanno inviato numerosi alla mia casella di posta elettronica encomi festanti e inviti a ripetere la “fattura” anche in occasione del Gran Premio del Brasile e propiziare il successo iridato di Raikkonen.
Il 3 Ottobre scorso, giorno successivo al Gran Premio del Giappone, in questa rubrica ho proposto una riflessione di fantaformulauno dal titolo “Se… Hamilton, Alonso e Raikkonen…” che concludevo così: <>.
Per arrivare alla sentenza senza appello ho considerato che sarebbe stato necessario che Hamilton in Cina non finisse la gara e comunque non prendesse neanche un punto.
Avevo fatto delle valutazioni costruendo quell’equazione della F.1 in cui l’imprevisto è l’incognita che può stravolgere il sistema delle previsioni. Da qui il conferimento della laurea honoris causa di menagramo. Dal momento che questi lettori sono contenti mi tengo la laurea, non ringrazio per ovvi motivi, e rinvio ogni altra chiosa al dopo Brasile. Chi vivrà vedrà e vinca il migliore. Non il più fortunato.
Aggettivo qualificativo che mi consente di introdurre l’argomento proposto da altri lettori che mi accusano di “ferrarite acuta” per avere in diverse occasioni definito Hamilton “Fortunello Lewis”.
Primo. Non ho mai nascosto che il mio cuore batte per la Signora in Rosso, ma quando i “suoi” uomini sbagliano, come al Fuji, non sono stato mai tenero nei miei interventi. Sono state sempre propenso a trovare argomenti di critica piuttosto che alibi. In passato ho anche scritto che Michael Schumacher mi era antipatico.
Secondo. La matricola inglese ha dimostrato di essere un grande pilota. Nessuno mai come lui all’esordio. Ha davanti una carriera nella quale probabilmente potrà stabilire molti record. Ho sempre riconosciuto ad Hamilton il valore ch’egli si è conquistato sul campo. Al contrario di altri commentatori, i quali hanno scritto di agevolazioni in suo favore, ho sempre chiamato in causa la fortuna. La pole position dategli in Ungheria e la conseguente retrocessione di Alonso che l’aveva conquistata; l’aiuto contro regolamento degli steward del Nurburgring che addirittura con una gru lo hanno rimesso in gara; le due volte che tagliò le chicane passando davanti ad Alonso e Massa senza poi cedere nelle due occasioni il passo com’era giusto che facesse; il comportamento durante le due safety car al Fuji, sono gli episodi fortunati più clamorosi di una stagione in cui Hamilton, bravura a parte e indiscussa, ne ha avuti tanti altri.
Fin oggi ho scritto di fortuna. Ma dopo avere ascoltato Bernie Eccleston che ha elogiato Hamilton senza pudore, per la neutralità e il rispetto che l’organizzatore del mondiale deve avere per tutti i piloti, e nella stessa intervista ha detto che in questi anni Alonso non ha fatto nulla per la F.1 e che Raikkonen è uno che non parla e quindi è come se non ci fosse, l’ipotesi di una regia occulta in favore di Hamilton comincia a farsi strada nei miei pensieri.
Ora aspettiamo il Gran Premio del Brasile. Ovviamente tifo Ferrari. Serenamente e obiettivamente. Come ho fatto anche per tutti gli anni che sono trascorsi tra il titolo di Jody Scheckter e il primo (con la Rossa) di Michael Schumacher. (ore 09:00)

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.