Nel faccia a faccia col proprio fallimento, Ron Dennis piuttosto che recitare il mea culpa ha compiuto l’atto estremo che ha definitivamente coperto di mediocrità la stagione della McLaren. Il reclamo presentato contro Williams e Bmw per avere usato benzina con temperatura non regolamentare, nel tentativo di dare ad Hamilton i punti che ha perso sul campo, è stata manifestazione di mancanza assoluta di sportività che il boss della McLaren, seppure in un rigurgito di onestà mentale, avrebbe dovuto al contrario proporre al mondo nel giorno della sconfitta.
I commissari di gara di Interlagos dopo sei ore di riunione hanno confermato il titolo di campione del mondo piloti conquistato da Kimi Raikkonen contro tutti i pronostici ed i calcoli con una Ferrari incommensurabile nell’ora suprema della verità.
Hamilton è stato sconfitto innanzitutto dalla sua presunzione e dalla sua megalomania e in fin dei conti gli concedo la clemenza di giudizio tenendo conto della sua giovanissima età. Ciò non significa che voglio dimensionare la sua strepitosa stagione d’esordiente. E’ stato sconfitto anche dagli amici-nemici che aveva in casa. E non mi riferisco a Fernando Alonso – che fino all’ultimo ha combattuto contro una scuderia miope ed ostile – perché lo spagnolo si è guadagnato il terzo posto all’arrivo cavallerescamente, da combattente autentico, ed ha lasciato lo scettro a Raikkonen con l’onore delle armi. Mi riferisco proprio a Ron Dennis che di fronte al disastro combinato in avvio di gara dal suo “pupillo” e alla successiva anomalia elettronica ha reagito con la dissennata tattica di tre soste che nello stesso momento in cui è stata adottata ha indirizzato Hamilton verso il baratro della disfatta.
La Ferrari ha stravinto quel che la McLaren non ha saputo vincere. Ma Dennis non è nuovo a fallimenti stagionali. Nel 2000 fece perdere il terzo titolo consecutivo a Mika Hakkinen per miopia strategica, nel 2003 usò gli stessi occhiali con Raikkonen col quale ripeté ancora gli stessi errori nel 2005.
Ora un reclamo da sconfitto irragionevole e uno ancora in appello col rinvio sine die della Fia per decidere. Voglio già escludere oggi che il Consiglio mondiale faccia un’altra delle sue carognate. Anche perché nessuno può oggi sottacere sugli innumerevoli trattamenti di favore che Hamilton ha ricevuto: dal regalo della pole in Ungheria, al salvataggio con autogru sul Nurburgring, al perdono per i due tagli nella chicane di Monza, dove avrebbe dovuto cedere per due volte la posizione, al vergognoso elastico sotto safety car in Giappone, e per ultimo proprio in Brasile all’uso di due treni di gomme da bagnato il venerdì (solo una multa alla McLaren) all’ostruzionismo verso Raikkonen che il venerdì pomeriggio ha evitato di tamponarlo e sabato in qualifica avrebbe potuto ottenere anche la pole position.
Se nel faccia a faccia Dennis avesse messo tutto questo, con l’aggiunta della vergognosa spy story, sul tavolo di una sincera autocritica avrebbe evitato l’atto estremo che squalifica la stagione della McLaren. Una volta di più dovrà rendere conto dei suoi fallimenti alla Mercedes, socia di maggioranza della scuderia di Woking oltre che fornitrice dei motori, alla cui immagine ha dato solo contributi negativi. Lo capisco. Ma chi è causa del suo male pianga se stesso.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.